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un robot da 35mila dollari… o 15 dollari l’ora anche a chi lavora male?

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Hollande non accetta ultimatum

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(iStock)

 Un commento dall’esterno può essere d’aiuto.
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Francia e Italia, le difficili riforme del lavoro

di Gianfranco Fabi

http://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/plusvalore/Francia-e-Italia-le-difficili-riforme-del-lavoro-7385300.html

“La politica economica deve favorire l’occupazione, anziché ridurla”. Con queste parole il prof. Sergio Rossi concludeva la scorsa settimana un suo, come sempre puntuale commento in questa stessa rubrica. Non si può che essere d’accordo. Misure che possano sostenere attivamente l’occupazione appaiono fondamentali soprattutto in una fase come quell’attuale dove la stagnazione economica da una parte e l’innovazione tecnologica dall’altra rendono difficile non solo la creazione di nuovi posti di lavoro, ma anche il mantenimento di quelli esistenti.

I posti di lavoro dovrebbero comunque essere creati dal mercato e quindi solo lo sviluppo economico, una maggiore domanda di beni e servizi, un aumento degli investimenti pubblici e privati possono aprire la strada a una crescita dell’occupazione. Interventi di carattere amministrativo e legislativo possono sicuramente aiutare, ma cercando di salvaguardare quel difficile quanto necessario equilibrio tra le garanzie per i lavoratori e le altrettanto importanti esigenze di flessibilità e competitività delle imprese.

Quanto sia difficile questa strada lo dimostrano le attuali esperienze di due grandi paesi europei: l’Italia e la Francia.

In Italia si sta infatti assistendo alla sostanziale inefficacia della riforma del mercato del lavoro varata lo scorso anno con l’ambizioso titolo di Jobs act. I posti di lavoro sono sì aumentati negli ultimi mesi, ma soprattutto grazie alla presenza di forti incentivi economici e alla riduzione delle tutele che hanno reso più convenienti per le aziende i contratti a tempo indeterminato, contratti comunque facilmente revocabili.

In Francia si è invece aperto nelle ultime settimane un periodo di grandi scontri sociali di fronte alla volontà del governo di varare una riforma, la loi travail, con diverse caratteristiche. La riforma ha infatti al suo centro la modifica sostanziale dei termini e dei vincoli della contrattazione riducendo il peso dei contratti nazionali e lasciando maggiore efficacia agli accordi a livello aziendale o territoriale. Il codice del lavoro e gli accordi nazionali avranno il solo compito di fissare i principi e il quadro normativo validi soprattutto quando manca un accordo aziendale.

Il problema di fondo, sia nel caso italiano che in quello francese, è che si tenta di intervenire sul mercato del lavoro riducendo le garanzie dei lavoratori mentre le politiche necessarie dovrebbero puntare sulla formazione, l’acquisizione di nuove professionalità, la capacità di affrontare su basi nuove la complessità. In pratica quella che si chiamano politiche attive del lavoro.

Infatti la quarta rivoluzione industriale che stiamo affrontando, dopo quella delle macchine, della catena di montaggio, dell’automazione, è un rivoluzione che si basa sulle tecnologie digitali, sull’intelligenza artificiale. Come le precedenti rivoluzioni distrugge posti di lavoro, ma proprio come nel passato ne crea di nuovi, ovviamente con nuove competenze, nuovi interessi, nuove prospettive. E ci sarà sempre più bisogno non solo di specialisti, ma anche e soprattutto di persone capaci guardare alla realtà a 360 gradi.

Per questo è fondamentale il ruolo dello Stato: per sostenere la formazione, la riqualificazione, la ricerca, oltre alla gestione delle conseguenze sociali dei cambiamenti.

Plusvalore
Venerdì 27 maggio 2016 – 12:20

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Commento fatto in casa:

La pesante emigrazione dall’Europa verso le Americhe nel corso dei secoli XVIII,XIX e XX altro non ha lasciato che migliori condizioni (sindacali) a chi restava nel senso che avevano del cibo e del lavoro senza dovere buttarsi verso l’ignoto coi pericoli che esso comportava.

Restavano meno braccia da lavoro da dovere sistemare e minore concorrenza tra i lavoratori che non se ne erano andati col risultato che si poteva forse avere migliori condizioni di vita.

Ma negli USA che erano ancora una colonia britannica sino al 1776 e nell’America Latina le condizioni cui gli emigranti andavano incontro erano quelle della legge del più forte se non di peggio,anche se qualcuno riusciva a far fortuna.

Quando si parla di un salario minimo di 15 dollari l’ora che reclamano gli impiegati dei fast food gli imprenditori USA affermano che una simile protesta fa solo il gioco della tecnologia dei robot a discapito del lavoratore.

Costa di meno e lavora meglio.

In Europa quando le cose sembravano essersi assestate con un certo equilibrio tra la domanda e l’offerta di lavoro dopo decenni di sindacalismo esasperato ecco che si assiste ad una massiccia nuova immigrazione di milioni di disperati che riporta le cose a come erano nei secoli passati prima delle grandi emigrazioni europee.

Cioè a una tale domanda di necessità primarie che è probabile che i prezzi dell’ora di lavoro scenderanno.

Tutta la gente che arriva prende quanto trova e grazie al cielo che esiste una certa normativa a tutela del lavoratore ma i budget statali non possono andare oltre a certi limiti.

A volte converrebbe prendere di meno ma lavorare tutti.

Non voglio entrare a commentare i dettagli delle proteste francesi che trovate citati negli articoli più sotto.Per quel poco che ne so le regole della nuova legge del lavoro francese sono simili a quelle italiane che bene o male sono state digerite un pò da tutti anche se a bocca storta.

Ma loro partono dalle 35 ore la settimana che sembrava un gran traguardo e tutto il resto è straordinario.

Volevo solo evidenziare che la natura o l’economia rispondono a certi stimoli, ma che in epoca di deflazione alla meglio le cose ristagnano quando non fanno marcia indietro,e non eravamo preparati.

In altri tempi l’eccesso di domanda emigrava ed alleggeriva il mercato del lavoro.Anche oggi.

Migliorate le situazioni uno pensa che la duri,ma ecco che all’improvviso arriva una marea di gente che non si attendeva,ed è tutto da rifare.I diritti di un tempo non ci sono più,e ci si deve abituare a pensarla in altro modo.

Ossia che il padrone resta non solo il padrone ma lo diventa ancora di più e il dipendente si deve accontentare.In quanto al dare una risposta sociale è compito dei sociologi ma non possiamo entrare nella logica del chi ha tanto vedendolo un colpevole e del chi ha poco vedendolo una vittima.

La Svizzera pensa ad un salario minimo garantito a tutti.Ma l’articolo che riguarda gli USA utilizza dei commenti per la busta paga che non sono così lontani da questo modo di pensare.

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La bibliografia scelta è quanto di più vario abbiamo trovato,dall’Europa agli USA.

http://www.leparisien.fr/politique/loi-travail-je-tiendrai-bon-affirme-francois-hollande-27-05-2016-5833829.php

http://www.ilpost.it/2016/05/26/sciopero-proteste-francia-riforma-lavoro/

http://www.foxbusiness.com/features/2016/05/24/fmr-mcdonalds-usa-ceo-35k-robots-cheaper-than-hiring-at-15-per-hour.html

http://www.bbc.com/news/world-europe-36387492

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