casalebraica domenica 29 maggio

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 Mi permetto di porre in evidenza la  presentazione che c’è dietro a questo evento e lo faccio perchè i lettori potrebbero passarci sopra concentrandosi più sul regista che non sui fatti storici del tempo.

Eccola:

Ye Shanghai è una performance musicale-visiva di Roberto Paci Dalò commissionata da Massimo Torrigiani per SH Contemporary – Shanghai Contemporary Art Fair 2012 e prodotta da Davide Quadrio e Francesca Girelli (Arthub).

Il progetto si occupa di vari aspetti della vita di Shanghai prima del 1949. Al centro di questo lavoro è l’incredibile storia del Ghetto di Shanghai, formalmente conosciuto come il “Settore limitato per i rifugiati apolidi” (mukokuseki nanmin gentei chiku).

Il ghetto era una zona di circa un miglio quadrato situato nel distretto di Hongkou nella Shanghai occupata dai giapponesi. Ospitava circa 23.000 rifugiati ebrei dopo essere fuggiti dall’Europa occupata dai tedeschi prima e durante la seconda guerra mondiale. Sebbene il Giappone e la Cina avessero combattuto a intermittenza dal 1931, l’occupazione di Shanghai iniziò nel 1937, quando la città cadde durante la battaglia di Songhu.

Dalla metà del 19° secolo, Shanghai era servito come un centro di immigrazione ebraica in Cina. Entro la fine del 1930, gli ebrei sefarditi, ebrei russi e profughi ebrei provenienti dall’Europa nazista in Shanghai ammontava a oltre trentamila persone formando la più grande comunità in Estremo Oriente.

Dal 1903 al 1949 più di cinquanta giornali ebraici e riviste sono stati pubblicati a Shanghai in inglese, russo, tedesco, francese, cinese, giapponese, polacco, ebraico e yiddish. Dal 1939-1946 più di trenta tedeschi, giornali e riviste in yiddish e polacco sono stati pubblicati da rifugiati ebrei a Shanghai.” (Pan Guang) Durante l’occupazione giapponese iniziata nel 1937, il porto di Shanghai cominciò a permettere ai rifugiati di entrare senza visto o passaporto.

Il flusso migratorio di ebrei tedeschi si unì alle altre due comunità ebraiche già insediate in città: i ricchi Baghdadi ebrei, tra cui il Kadoorie e famiglie Sassoon, e gli ebrei russi. Gli ultimi, costretti a fuggire dall’impero russo a causa dei pogrom antisemiti promosse dal regime zarista e la lotta di classe bolscevica, avevano formato una comunità russa a Harbin e successivamente a Shanghai.

Al centro di questo lavoro è la storia del ghetto di Shanghai, una zona occupata dai giapponesi nel distretto Hongkou che ospitava circa 23.000 profughi ebrei dopo essere fuggiti dall’Europa occupata dai tedeschi prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il lavoro si basa su materiali audio e filmici degli anni tra il 1933 e il 1949 e le immagini provengono da un fondo del BFI di Londra ritrovato dall’artista. Il materiale sonoro principale è la celeberrima canzone “Ye Shanghai” (Le notti di Shanghai), hit del 1937 interpretata da Zhou Xuan (1918 – 1957). Questo brano campionato, smontato in frammenti e ricomposto diventa una texture ambientale che abbraccia l’intera performance. Dalla sua trama allargata emergono gradualmente suoni dal vivo strumentali, campionamenti di materiali di archivio (voci in inglese, yiddish, cinese, tedesco), paesaggi sonori del passato, suoni elettronici.

Questo progetto presenta anche un forte legame con l’Italia, dal momento che molti profughi diretti verso la Cina partivano dai porti di Trieste e Genova. Coloro che riuscirono ad acquistare i biglietti per i piroscafi del Lloyd Triestino descrivono il loro viaggio come surreale.

Dalla persecuzione in Europa alla povertà di un ghetto a Shanghai con in mezzo tre settimane di lussuosa crociera.

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http://www.casalebraica.org

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