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di qui alle elezioni USA può succedere di tutto

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T.Boone Pickens

Negli USA ci sono oggi meno di 350 impianti di trivellazione in funzione contro i 1600 di pochi mesi fa,in breve si è privilegiato il prezzo a scapito del numero di barili estratti.

Così insinua l’esperto T.Boone Pickens in una conferenza tenutasi a Las Vegas,città nota per il gioco d’azzardo.

L’offerta è giù e la domanda in su, per cui ne beneficierà il prezzo del greggio che Pickens vede tra i 50 e 60 dollari il barile se non più alto entro un paio di mesi.

Due mesi fanno fine luglio e poi cosa succederà?

Non dimentichiamoci che oggi il barile del WTI vale 48 dollari e mezzo con un dollaro che in attesa di un possibile rialzo dei tassi USA è sugli 1,12 contro Euro.

Com’è dunque che gli altri paesi produttori spingevano sulle vendite di greggio puntando a fatturare al massimo e gli USA no?

Forse perchè col dollaro a questo livello gli conviene importarlo anche a loro e tenersi il proprio disponibile per quando i prezzi saranno maggiormente remunerativi.

Certo è dunque che nel frattempo qualcuno del comparto energetico nord-americano soffre,in primis i trivellatori che si trovano parzialmente con pozzi fermi e senza lavoro.

Se date una rapida occhiata ai listini di borsa questi operatori sono quotati oggi a prezzi irrisori,in alcuni casi mai visti.Uno ci si butterebbe anche ma la pubblicità negativa sul settore lascia trasparire che ci saranno fallimenti o matrimoni indesiderati nel senso che un pesce grosso se ne mangia uno più piccolo per i classici quattro soldi.

Quello che nell’industria si chiama consolidamento da fusione.

I più grossi hanno saputo giocarsela in anticipo come fatto tra Halliburton e Baker Hughes che dando alla stampa notizia di una fusione poi rifiutata dalle autorità anti-trust americane e poi pure quelle della UE hanno conservato del valore e prezzo.

Ma sono in pochi rispetto alla maggioranza del settore che ha invece sbragato alla grande.

Ora se guardo indietro col mio occhio critico ai prezzi delle società petrolifere quotate vedo che da quando il greggio era sceso a 26 dollari e per terminare oggi i risultati sono stati altalenanti nel senso che alcune oggi col greggio a 48 valgono anche meno di quando il greggio era a 26 mentre altre invece no.

Cioè il trend è rialzista ma selezionato e non credo sia solo dovuto ai risultati trimestrali dei bilanci.

Probabilmente contano anche le capacità finanziarie di cui dispongono queste ditte nel sapere affrontare la crisi,al punto estremo di potere permettersi di fermare la produzione e non soffrire troppo sino ad un rialzo dei prezzi di quanto immettono sul mercato.

Qualora il dollaro continuasse ad aumentare di valore è probabile che i prezzi del greggio calino.Ma in previsione delle elezioni di novembre in cui si vuole una borsa in boom è facile che la Fed si fermi o addirittura faccia retromarcia,ma stiamo parlando di qui ad altri 6 mesi.

Un’economia buona che scoppia di salute può comportare tassi in aumento,ma una borsa buona di solito comporta tassi in calo.E non viceversa.

Coi tassi in aumento il dollaro diventa più attraente e viceversa con i tassi in calo.

Per chi produce e vive però in dollari (contro dollari) non cambia quasi nulla.

Se volete…parla T Boone Pickens il guru del petrolio che non sempre l’azzecca nonostante la buona volontà e l’esperienza.

I sottotitoli del video aiutano nella traduzione.

T. Boone Pickens thinks oil is going even higher

Many traders are waiting for oil prices to crash again, as a rally triggered by the falling value of the U.S. dollar fizzles. They could be waiting a long time.

“You could be at 50 or 60 [dollars per barrel] in 60 days,” famed oil investor T. Boone Pickens tells Yahoo Finance in the video above. “Supply is down and demand is up and price is going to go with it.”

The price of West Texas crude bottomed out at around $26 per barrel in February and has since bounced back up to nearly $48. Oil got a recent bump from a Goldman Sachs (GS) report citing a surprisingly quick drawdown of oil stocks and raising its price forecast for crude to $50 for the second half of the year.

Goldman thinks the oil price will hit a ceiling around $50, as more supply comes on the market and the effect of temporary factors — such as the sweeping fire in Canadian oil country – fades. But Pickens sees tighter supply in North America, in particular, which would push prices closer to his target of $60 – and do so quickly.

Pickens points out that the U.S. rig count – the tally of active wells – has plunged from around 1,600 toward the end of 2014, to fewer than 350 today. Conventional wisdom hold that drillers will turn those rigs right back on once prices go high enough to make them profitable. But Pickens says that won’t happen. “You’ll never go back to 1,600 rigs in the United States, he says. “They’ll cannibalize some of them, use parts off of them. You’re going to find the decline in supply is going to be fast.”

If Pickens is right, financial markets would probably cheer. Cheap energy is obviously a boon for consumers and businesses that are net purchasers of energy – which is most businesses. But oil prices fell so far, so fast during the last 18 months that it seemed to presage some kind of economic meltdown or at least a spate of bankruptcies and defaults in the energy sector. A sustained recovery in prices would stanch the bleeding in the energy industry and ease pressure on banks that have committed loans to many endangered producers.

It’s also possible that oil producers will crank up supply faster than Pickens expects, once again flooding the market and pushing prices down. Prices of $35 per barrel or less seem to be what investors worry about. For the time being, they seem to have a cushion to fall back on.

 

http://finance.yahoo.com/news/t–boone-pickens-thinks-oil-is-going-even-higher-154609070.html

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