beatrice ed il nouveau réalisme

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Quello che è certo è che se non andavo a Lugano a vedermi gli espressionisti della Fondazione Braglia Beatrice non l’avrei mai conosciuta e ci saremmo tutti privati dei suoi articoli.

E con questo ho detto tutto come niente riguardo la voglia e la possibilità di muoversi dal proprio ambiente cittadino.

Ciao a tutti, 

Dopo molte settimane in cui sono stata molto presa dalle altre riviste e dall’università sono finalmente riuscita a scrivere un piccolo articolo per il mio blog.
Un abbraccio,
Beatrice

Arman, un poetico riciclo

Arman Pierre Fernandez, l’artista che in arte sarà semplicemente Arman, è uno dei personaggi di rilievo del panorama artistico della seconda metà del Ventesimo secolo.
Nato nel 1928 a Nizza,  egli è tra i primi firmatari ed esponenti del Nouveau Réalisme. Un movimento che deriva, seppur prendendone bene le distanze, dalle avanguardie dadaiste di inizio secolo.
I “nuovi realisti” pongono l’accento sul progetto mentale e sull’azione (più che sull’opera) tramite un processo di appropriazione della realtà attraverso la ricerca di una nuova estetica espressiva.

“Il Nouveau Réalisme è una rivoluzione dello sguardo, una nuova dimensione della sensibilità”.

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Il suo percorso artistico spazia dai disegni alle stampe, dalle sculture monumentali alle accumulazioni di oggetti trovati ed è proprio su questi ultimi che voglio concentrarmi.

Oggetti, ripetizioni, accumulazioni. Questi sono gli ingredienti di un “nuovo approccio all’arte” descritto dal teorico e critico del Nouveau Réalisme, Pierre Restany.
Per Arman tale termine significa assemblare oggetti che la nostra società reputa marginali e insignificanti, puntando l’attenzione su ciò che non notiamo ed esaltando così il valore di ciò che utilizziamo giornalmente.
Arman attraverso gli oggetti di uso quotidiano, partendo dai famosi ready made di Marcel Duchamp, ha inteso analizzare quella società dei consumi che egli stesso ha visto nascere e svilupparsi. Di ogni oggetto coglie le intrinseche potenzialità espressive traendone una sua personale visione costruita in modo del tutto originale. L’artista ci restituisce, con discrezione, la sua personale visione della società e della realtà; trasformando il mondo intero in un teatro dell’arte. Un po’ come Bach che un giorno disse che quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla; così Arman ci ripropone in un poetico riciclaggio oggetti a cui dona una nuova vita.

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E’ il gesto che dà senso all’opera. L’oggetto viene corroso, distrutto, mutilato, trasformato secondo uno spirito di protesta nei confronti della precarietà delle cose che appartengono alla galassia del consumismo.
Un gesto totale che materializza ciò che ha reso immateriale, donando la possibilità di ricomporre i pezzi e disporli a piacimento – ribaltando la struttura dell’immagine per l’idea dell’immagine stessa.

Il tempo cambia, spesso distrugge. Noi accogliamo queste distruzioni e queste alterazioni integrandole alla nostra vita e al nostro sistema di valori estetici, scoprendo che qualche volta preferiamo le cose che sono mutate con lo scorrere del tempo rispetto a quelli che non sono cambiate mai. Perché, come un giorno disse Adrienne Rich, il momento del cambiamento è l’unica poesia.

Beatrice Carducci

https://beatricecarducci.wordpress.com/2016/05/09/arman-un-poetico-riciclo/

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