affondiamo di successi…

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Pane,pane,abbondanza,lo prometto io…il cancelliere Ferrer dei Promessi Sposi tranquillizza la folla affamata.

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I veri problemi della nostra città credo che siano l’occupazione giovanile ed il pendolarismo oltre che la pulizia,i posteggi,l’aria che respiriamo ed un sacco di altre cose cui non si può dare soluzione,ed ecco che per distrarre l’attenzione si torna all’antico:Panem et circenses,anche se di pane se ne offre poco e malpagato ed i circenses sono della qualità più grossolana.

Non importa.

Più spettacoli mettiamo in pista e più nascondiamo.

Noi dobbiamo dare quello che vuole il popolo e non quanto sarebbe utile per attrarre il turista casuale o un visitatore.

Peccato però che solo un certo popolo voglia quanto si propone,ma in mancanza d’altro che si accontentino.

In fondo lo spettacolo è gratuito…nel senso che quanto si spende lo pagano con le imposte tutti i cittadini.

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Panem et circenses (letteralmente «pane e [giochi] circensi») è una locuzione latina piuttosto nota e spesso citata, usata nell’antica Roma e al giorno d’oggi per indicare in sintesi le aspirazioni della plebe (nella Roma di età imperiale) o della piccola borghesia, o d’altro canto in riferimento a metodi politici bassamente demagogici.

Contrariamente a quanto generalmente ritenuto, questa frase non è frutto della fantasia popolare, ma è da attribuirsi al poeta latino Giovenale:

« […] [il popolo] due sole cose ansiosamente desidera
pane e i giochi circensi »

Per pane si intenderebbe del lavoro in termini moderni,ma il pane lo si faceva con il grano importato che potrebbe assimilarsi alle braccia da lavoro che importiamo per i lavori più umili ( o per fare la parte della vacca da mungere sotto ad altri aspetti),ed i circenses sono lì da vedere.

Giovenale, grande autore satirico, amava descrivere l’ambiente in cui viveva, in un’epoca nella quale chi governava si assicurava il consenso popolare con regolari distribuzioni di grano (panem), a volte integrate con elargizioni economiche a cui avevano diritto circa 200.000 cittadini di Roma e con l’organizzare diversi grandiosi spettacoli pubblici (circenses) quali le tremende lotte dei gladiatori e i crudeli combattimenti con animali e soprattutto le corse dei carri tirati da cavalli che si svolgevano in apposite gigantesche strutture come il Circo Massimo e il Colosseo [3].

La pratica di distribuire grano gratuitamente o a prezzi inferiori a quelli di mercato (frumentationes) era iniziata ai tempi della Repubblica regolata dalle lex frumentaria. Anche nei periodi successivi elargizioni di cibo furono fatte da magistrati o da chi volesse fare carriera politica curando in particolare gli spettacoli.

 Marco Terenzio Varrone Lucullo nel 79 a.C. da semplice edile curò giochi sfarzosi e sei anni dopo fu il presentatore di una generosa lex frumentaria.

Per estensione, la locuzione è stata poi usata, soprattutto in funzione critica, per definire l’azione politica di singoli o gruppi di potere volta ad attrarre e mantenere il consenso popolare mediante l’organizzazione di spettacoli e attività ludiche collettive come le terme, o ancor più specificatamente a distogliere l’attenzione dei cittadini dalla vita politica, in modo da lasciarla alle élite.

Le grandi squadre attuali di calcio fanno anch’esse la parte dei circenses e sono gestite anche da politici o manovrate per aiutare certi fini politici.

Con intenzione simile, si è usata l’espressione Feste, farina e forca per definire la vita nella Napoli del periodo borbonico, in cui all’uso di feste pubbliche e di distribuzioni di pane si accompagnava la pratica di numerose impiccagioni pubbliche come dimostrazione della capacità del potere politico di assicurare il mantenimento della legalità.

L’espressione Panem et Circenses alludeva ad un meccanismo di potere influentissimo sul popolo romano, era la formula del benessere popolare e quindi politico; un vero bozzo/strumento in mano al potere per far cessare i malumori delle masse, che con il tempo ebbero voce proprio nei luoghi dello spettacolo.

(Mi sono aiutato con wikipedia.)

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