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victor nomin artista vercellese: la luna

1.nomin

Une femme mistérieuse,

dont la beauté trouble mes sens,

se tien debout, silencieuse, […]

Théophile Gautier

Una donna misteriosa / la cui bellezza mi turba i sensi /sta in piedi, silenziosa […]

Nei dipinti di Victor Nomin si percepisce l’afflato di una voce simbolista con inflessioni metafisiche, modulata con grazia e poesia, amplificata da un tratto segnico attento e sicuro e dall’uso di un colore raffinato, ricco e vibrante di palpiti vitali.

Nella sua pittura predilige la raffigurazione di paesaggi e scorci urbani cogliendone con fine sensibilità le caratteristiche ambientali e umane, trasformandoli in scenari per composizioni idealizzate dove convivono magicamente realtà e fantasia, specchio di una visione interiore, di uno stato d’animo che si trasforma in sogno, che apre ai desideri, o ai turbamenti che appartengono al nostro esistere teso verso la tenace ricerca volta a svelare verità “altre”, celate oltre l’apparenza sensibile delle cose.

Come in questa “La luna” che l’artista dedica all’universo femminile e ad una donna ideale e idealizzata, icona di madre generatrice di vita o femme fatale che conduce gli uomini al piacere e alla dissoluzione.

Una figura dinamica nella sua immobilità, resa viva da un disegno dalle linee pulite, armoniche ed essenziali, che la rende, se possibile, ancora più eterea, elegante, aristocratica e sognante.

L’artista, ricalcando i modelli dello stile neoclassico, interpone solo un semplice velo alla completa nudità, e la pone quasi a lievitare su una distesa fiorita che, con raffinato artificio cromatico, bene contrasta con la massa scura dello sfondo rischiarato solo da una sottile luminiscenza.

L’ispirazione e la soggettività della visione dell’artista creano un mondo che non ha simulacri nella realtà, l’equilibrio tonale tra i colori, le stesure ampie e piane e, soprattutto, l’atmosfera suggestiva, quasi magica, creata dal chiaro di luna, trasmettono all’osservatore la sensazione di un contesto indefinito, di un mondo fatto di presenze e di assenze, di una metafisica sospensione temporale in un completo abbandono onirico.

Michele Catalano – aprile 2016

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