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parigi val bene una messa…e londra una partita di calcio

Enrico IV di Borbone (1553-1610 ) Re di Francia,nacque cattolico ma la madre convertitasi al protestantesimo lo allevò da calvinista come era divenuta lei,poi per ragioni dinastiche divenne cattolico un’altra volta perchè “Parigi valeva bene una messa”…secondo quanto la storia ci tramanda.

Forse era vero.Una messa poi non durava più di due ore ai suoi tempi o giù di lì.

Una partita di calcio dura solo 90 minuti e in quel frangente si riversano tutte le attese di una settimana.Non per tutti,grazie a Dio.

Per buona parte degli Inglesi però il calcio è divenuto una religione e quindi perchè mai privarsi di tutti questi talenti nostrani della UE che pestano l’erba degli stadi inglesi?

Un bel match di football vale più che non le ragioni economiche politiche addotte da chi se ne vuole andare.

E giustamente i giovani lo rimarcano e fanno il tifo perchè le cose restino come sono.

Brexit sì o Brexit no? (6)

Lo studente Benjamin Brind dice no alla Brexit anche per evitare un campionato senza giocatori stranieri

giovedì 14/04/16 06:11 – ultimo aggiornamento: giovedì 14/04/16 06:11

Non solo economia, immigrazione, dazi doganali e nuove legislazioni. Le ripercussioni di una possibile Brexit investono ogni aspetto della quotidianità dei cittadini britannici. Anche, soprattutto, il tempo libero, ricorda Benjamin Brind, studente. Con il campionato (di calcio) più globalizzato che rischia il ridimensionamento a torneo autarchico, ristretto a calciatori autoctoni. Brexit come minaccia incombente, di stampo nazionalistico, sulla ricca e internazionale Premier League. E’ stato calcolato che sarebbero più di 300 i giocatori, attualmente tesserati da club professionistici, che perderebbero immediatamente il diritto di residenza nel Regno Unito. Il 23 giugno potrebbe dunque cambiare il volto del football di Sua maestà.

Impatto deflagrante

“Lasciare l’UE avrebbe un enorme effetto sul calcio, molto più grande di quanto la gente possa credere – ha spiegato un procuratore, Rachel Anderson -.

Più della metà dei giocatori attualmente in Premier necessiterebbe del permesso di soggiorno. Nel breve periodo l’impatto sarebbe forte, sul lungo periodo però i club sarebbero costretti a puntare sui talenti nazionali”. Secondo le normative oggi in vigore, i calciatori in possesso di regolare passaporto comunitario sono liberi di giocare nel Regno senza alcuna restrizione. Gli extra-comunitari, viceversa, devono rispettare i criteri imposti dal Ministero dell’Interno, il più importante dei quali prevede che lo straniero in questione faccia parte stabilmente della squadra nazionale del proprio paese d’origine. Una condizione per accogliere solo l’immigrazione (del pallone) qualificata, d’élite.

Premier senza 100 giocatori

Analizzando però le prime due divisioni d’Inghilterra e la Premier di Scozia è stato calcolato che almeno 332 giocatori non rientrano in questi parametri, qualora si votasse per l’uscita dall’Unione. Un’ipotesi che dimezzerebbe le rose di squadre come Aston Villa, Newcastle e Watford, che perderebbero fino a 11 giocatori. Nella sola Premier giocano almeno 100 giocatori a rischio espulsione, tra i quali la stella del Leicester dei miracoli, il francese N’Golo Kante. Anche per questo la vice-presidente del West Ham, Karren Brady, uno dei volti della campagna per restare in Europa, ha scritto a tutti i club, mettendoli in guardia sulle “conseguenze devastanti” per il calcio d’Oltremanica. A maggiore ragione alla vigilia dell’entrata in vigore del maxi-contratto da 6 miliardi di euro per la cessione dei diritti tv.

Lorenzo Amuso

http://www.rsi.ch/news/mondo/Brexit-s%C3%AC-o-Brexit-no-6-7176740.html

Il nro 5 di Brexit non l’abbiamo pubblicato,eccovelo:

Brexit sì o Brexit no? (5)

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