la storia di un cappello: il panama

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L’ultimo cappello panama sud-americano che ho acquistato e lo vedete in questa fotografia è del 1977 – 78 cioè ha la bellezza di 47 anni e se l’avessi tenuto in forma come si doveva forse ancor oggi farebbe la sua figura mentre in realtà è un pò sgualcito.

Per dirvi come erano costruiti i veri panama.

Ecco un pò di storia:

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“Il pànama, anche conosciuto come jipijapa, è un tipo di cappello da uomo, leggero, di colore chiaro e a tesa larga. Tradizionalmente viene intrecciato a mano con fibre ricavate dalle foglie ancora tenere di una palma nana, la carludovica palmata, detta in spagnolo palma toquilla nelle zone di produzione, ma il nome è usato anche per i modelli prodotti industrialmente.

Prodotto principalmente nella provincia di Manabí in Ecuador (nelle città di Montecristi e Jipijapa) e nello stato messicano di Campeche(nella cittadina di Bécal), è commercializzato soprattutto nella città di Cuenca in Ecuador.

Questo copricapo porta il nome della città di Panamá solamente perché quest’ultima è stata per secoli il suo principale scalo commerciale.

Inoltre, a legare indissolubilmente in campo internazionale questo cappello al nome di Panamá, vi fu un curioso evento mediatico che coinvolse il presidente degli Stati Uniti,Theodore Roosevelt, il quale lo indossò durante l’inaugurazione del Canale di Panama nel 1906. Le foto dell’evento fecero il giro del mondo, aumentando notevolmente la notorietà del cappello.” da fonte wikipedia.

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TNX-10097-Guayaquil

Ero a Guayaquil che è una città dell’Ecuador (posta sul fiume Guayas che dà sull’Oceano Pacifico) dopo avere trascorso alcuni giorni di lavoro che mi avevano impegnato tra la capitale Quito ed appunto Guayaquil,la quale essendo sul mare aveva parecchi importatori di tessuti di ascendenza arabo-palestinese ed italiana mentre nella capitale Quito c’era una discreta industria di confezioni tenuta da ebrei di origine tedesca che erano emigrati dalla Germania nazista a metà degli anni ’30.

Aspettavo una coincidenza aerea con la Braniff International,aerolinea texana andata oramai in soffitta da anni,la quale atterrava sempre di notte negli scali intermedi,tipo le 2 o 3 del mattino.

Credo fossi diretto a Santiago del Cile ed il volo era probabile che scendesse da Los Angeles e Città del Messico.

A quelle ore era meglio stare in aeroporto non dico a sonnecchiare ma a passare il tempo già che in città era tutto chiuso,e quindi per far venire l’ora di partenza giravo annoiato tra i vari negozi del duty-free,e vedendo una serie di cappelli del tipo panama originali ed autenticamente fatti a mano mi venne voglia di prenderne un paio che ti consegnavano arrotolati perchè erano ingualcibili tanto erano fatti bene e la fibra permetteva.

Uno l’avrò regalato in famiglia al mio ritorno in patria e l’altro è quello che conservato sino ad oggi indosso nella foto.

Da vero senhor Panamenho.

Ogni tanto buttavo l’occhio in cielo ed era tutto buio,a quell’ora il traffico aereo era molto limitato,l’aria di Guayaquil è bollente tutto l’anno e c’era una terrazza che dava sulla pista dove potevi spostarti a fare due passi.

Poi d’improvviso vidi alcune luci accendersi per aria ed era l’aereo che arrivava e pure si accesero le luci sulla pista,poi dopo l’atterraggio scesero i piloti che entravano a rinfrescarsi nel gabbiotto della loro compagnia e notai le occhiaie che avevano per la stanchezza.

Saranno ben stati degli atletici nord-americani ma stanchi lo erano anche loro.

Comunque fosse già solo il fatto di sentire parlare inglese mi dava l’impressione di una efficienza che non sempre trovavi con le compagnie sud americane.

Sono solo impressioni,ovvio,ma quando sei lontano da casa contano anche loro.

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