il nuovo sindaco a roma potrebbe farlo lui?

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Uno potrebbe dirmi…”ma tu hai voglia di scherzare” rivolgendosi a me su quanto sto per scrivere ma ci sono scherzi e scherzi compresi quelli da prete.

Ed io penso proprio a un prete, o meglio detto ad un monsignore,per avere un candidato serio ed indipendente alle comunali di Roma dove i sindaci non hanno avuto vita facile recentemente.Neppure i romani l’hanno avuta e meno ancora l’intero Paese attraversato da uno scandalo dietro l’altro successi quasi tutti nella capitale.

Non solo,per le pari opportunità presenterei due liste,ed oltre a quella con in testa il monsignore all’altra metterei a capo una suora o una superiora di un qualche ordine che abbia ancora buona fama tra la gente.

Nulla può impedire di avere un religioso in lizza,e d’altro canto so per certo che sino alle leggi Siccardi del Regno di Sardegna del 1850 i religiosi erano nel parlamento subalpino salvo ritirarsi dopo l’affronto ricevuto.

Non è che le cose di oggi siano così cambiate rispetto ad ieri,a Roma d’altro canto il Vaticano segue con la sua enorme influenza buona o cattiva che essa sia,e per fare meglio di un qualche predecessore laico ci vuole molto poco e chi conosce Roma ed i Romani meglio di un prete della Curia?

Volesse mai carpirti qualche segreto ti invita ad una santa confessione e se ci fosse del malloppo nascosto o lo confessi o diventi uno spergiuro,col che ti resterebbe dell’amaro in bocca,e poi ci sarebbe il rischio che fingere per fingere tu possa cambiare di versione da una confessione all’altra.

E se non è un fesso il sindaco monsignore se ne accorgerebbe al volo.

Nel caso della suora divenuta sindaco è differente perchè le mancherebbe un simile strumento da utilizzare per sapere se la sua giunta è onesta o meno,ma dato che si dice il peccato e non il peccatore li potrebbe invitare tutti ad una confessione settimanale e poi farsi dire dal prete confessore se ci sono delle irregolarità,se pur anonime.

Come la potesse prendere il Presidente della CEI non lo sappiamo.

Infatti dopo tanto sbraitare sui vizi italiani potrebbe capitargli che anche uno dei suoi cascasse in qualche reato tale da fare perdere la faccia a tutta la categoria,ma resto comunque dell’idea che i religiosi abbiano non solo il dovere ma anche il diritto di farsi sentire nella politica dell’Urbe.

Le linee guida ve le ho date e non voglio farla lunga,ma visto come i laici si stanno già prendendo per il collo dalle Alpi sino al tacco per avere una qualche influenza sugli affari della capitale che è dove si mescolano le carte per il bene del paese, non vedo la ragione perchè essendo Roma anche Città del Vaticano costui non metta in lista i suoi giannizzeri per difendere i propri interessi che sono poi quelli più vicini ai bisogni della gente comune.

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