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portogallo storie di crisi e di migrazioni

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Coimbra,in attesa dell’ora di cena al fresco.(foto del Telegraph)

Pur non avendo avuto una clientela enorme in Portogallo la stessa mi offriva però la possibilità di girare abbastanza in lungo ed in largo e di vedere panorami differenti che andavano dal mare ai boschi montagnosi,e mi ha lasciato un gran buon ricordo.

La gente era cordiale e lavoratrice e si è trovata negli ultimi anni in serie difficoltà economiche a causa della crisi che ha colpito un pò tutte le nazioni europee,importavano molti tessuti dal nostro paese e li lavoravano in confezioni da consegnare specialmente al nord Europa,tra cui primeggiava la Gran Bretagna,e questo grazie al costo favorevole della manodopera che si è poi scontrata con la concorrenza turca che faceva più o meno lo stesso mestiere.

Ho riassunto in poche righe le impressioni che mi sono fatto sino a quando ho lavorato.

Oggi leggo solo più e viaggio poco,per cui i commenti sono fatti dagli occhi di altre persone eventualmente,ma da quanto sento,pare che anche questa volta il paese se la sia cavata se pur a prezzo di sacrifici e di emigrazione.

La simpatia che mancava in parte agli svizzeri negli esercizi della ristorazione e negli alberghi l’hanno portata i portoghesi che oggi rappresentano una comunità forte almeno nei cantoni di lingua francese e cito la Svizzera perchè le informazioni in parte quest’oggi in questo articolo vengono di lì.

Al loro posto a casa si sono create sacche vuote disponibili ai migranti dalla Siria ed Eritrea, ed il Paese ne vorrebbe ancora di più per ripopolare le zone abbandonate dedite all’agricoltura,ma la rotta verso il Portogallo esce da quella classica che i migranti utilizzano oggidì e non pare che in molti vogliano indirizzarsi più di tanto verso questo paese un pò perchè le loro comunità più grandi si sono sviluppate altrove,e pure perchè  se ho capito bene sono frenati dagli aiuti sociali che rappresentano l’unica entrata che possono ricevere (anche se lavorano).

Tra l’altro il paese ha firmato anche una convenzione con l’Italia per la quale il nostro pensionato percepisce la pensione al lordo delle imposte prendendone la residenza, e si troverebbe con meno tasse da pagare che non da noi.

In quanti abbiano voglia di muoversi ad una certa età non mi è chiaro,ma i vantaggi economici ci sono, come potete leggere più in basso.

Partiamo dal maggio del 2015.

Pedro Passos Coelho  (keystone)

Il Portogallo si è rialzato

Da un anno il paese non subisce più controlli sullo stato delle sue finanze. Economia in crescita

giovedì 21/05/15 10:21 – ultimo aggiornamento: giovedì 21/05/15 10:32

Se la Grecia rimane al centro di una situazione quasi disperata, il Portogallo, uno dei paesi più colpiti dalla crisi, si è rialzato e ha dimostrato che rialzarsi dalle difficoltà è possibile.

In questi giorni il primo ministro conservatore Pedro Passos Coelho ha voluto sottolineare come sia già passato un anno da quanto gli ispettori della “troika” se ne sono andati da Lisbona, dopo aver passato tre anni a controllare i conti statali dei lusitani.

“Non abbiamo chiesto più tempo o più soldi. Nessuno ci ha imposto un programma di tutela”, le parole del vicepremier Paulo Portas. Il riferimento ad altre realtà europee è fin troppo chiaro.

Un paese che lentamente si sta riprendendo. Per il 2016 si stima una crescita del PIL del 1,6%.  Ma il rigore sulle spese statali rimane. La disoccupazione è ancora al 13% e il debito pubblico al 125% del PIL. Importante è il fatto che i mercati credono nella ripresa.  Lo dimostra il fatto che il Portogallo ha emesso obbligazioni statali a tasso negativo per 300 milioni di euro a sei mesi: chi presta i soldi a Lisbona, dovrà anche pagare.

Marzio Minoli

anche i correlati sono a:

http://www.rsi.ch/news/economia/Il-Portogallo-si-%C3%A8-rialzato-4919956.html

IMMIGRAZIONE


“Con i portoghesi, la Svizzera ha vinto alla lotteria”


Di Alexander Thoele – 18 dicembre 2012

José Maria Ribeiro, uno dei 230'000 portoghesi venuti a lavorare in Svizzera. (Keystone)

José Maria Ribeiro, uno dei 230’000 portoghesi venuti a lavorare in Svizzera.

(Keystone)

Oltre 230’000 Portoghesi vivono in Svizzera, una comunità che si è ulteriormente ingrandita a causa della crisi. La specialista dell’immigrazione Rosita Fibbi descrive questi immigrati, “che non rivendicano molto e sanno restare al loro posto”.

Oltre 230’000 Portoghesi vivono in Svizzera, una comunità che si è ulteriormente ingrandita a causa della crisi. La specialista dell’immigrazione Rosita Fibbi descrive questi immigrati, “che non rivendicano molto e sanno restare al loro posto”.

Rosita Fibbi è professore all’Università di Losanna e fa parte dei coordinatori del Forum svizzero per lo studio delle migrazioni e della popolazione dell’Univesrità di Neuchâtel. Italiana d’origine, vive da più di trent’anni in Svizzera. Un percorso di vita ideale per tentare di capire il fenomeno complesso dell’immigrazione. Nel 2010, aveva coordinato uno studio intitolato I Portoghesi in Svizzera, dal quale è emerso in particolare che questa comunità è “sconosciuta e si integra facilmente”.

swissinfo.ch: I portoghesi rappresentano il 12% degli stranieri in Svizzera, una percentuale che ne fa la terza comunità straniera del paese. Perché questa popolazione è considerata “misconosciuta”?

Rosita Fibbi: I portoghesi sono mal conosciuti perchè si sono comportati per tanti anni come dei Gastarbeiter, cioè dei lavoratori ospiti che erano qui per lavorare e poi rientravano nel loro paese.

Rosita Fibbi

Dottore in Scienze politiche, ha studiato a Roma, Zurigo e Ginevra. Insegna sociologia delle migrazioni all’Università di Losanna in qualità di professore invitato.

È anche responsabile dei progetti e membro del coordinamento del Forum svizzero per lo studio delle migrazioni e della popolazione dell’Università di Neuchâtel.

I suoi lavori trattano specialmente dei progressi d’integrazione degli immigrati e dei loro figli, di discriminazione, della mobilitazione della associazioni e delle politiche d’integrazione.

swissinfo.ch: Nel 2008 in Svizzera c’erano 196’000 Portoghesi. Oggi ce ne sono 234’000, pari ad un aumento del 20%. Come si può spiegare questa situazione?

R.F: I portoghesi sono numerosi e presenti in Svizzera dal 1980. Ma con l’accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione europea questo fenomeno si è amplificato. In realtà, ci sono due gruppi che hanno approfittato pienamente di questo accordo: i portoghesi e i tedeschi.

Ciò è anche dovuto al fatto che i portoghesi non prendono facilmente la nazionalità Svizzera, al contrario di altre comunità giunte nello stesso momento, come quella turca o dell’ex Iugoslavia. In quanto cittadini dell’Unione europea, beneficiano già di uno statuto giuridico che non potrebbe essere più favorevole. Per tanto tempo, quindi, non sono stati interessati alla naturalizzazione. Ma ora le cose stanno cambiando, in particolare per la seconda generazione.

swissinfo.ch: Un altro fattore è la crisi economica che colpisce il Portogallo.

R.F: Sì, certamente. Ma penso che questo aumento si verifica sottoforma non solo di immigrazione registrata, ma anche non registrata. Ci sono persone che vengono in Svizzera alla ricerca di un posto di lavoro e che possono restare fino a tre mesi senza annnunciarsi alle autorità. È in questo contesto che si vedono i segnali della crisi.

swissinfo.ch: Il profilo degli immigrati portoghesi è lo stesso che in passato?

R.F: Non proprio. Ci sono anche persone che erano rientrate in Portogallo e che ora tornano di nuovo in Svizzera. Oggi esiste anche il fenomeno degli immigrati altamente qualificati, difficile da quantificare statisticamente.

swissinfo.ch: Uno studio pubblicato a fine novembre dall’Università delle scienze applicate di Zurigo (ZHAW) mostra che gli immigrati portoghesi sono poco qualificati, che praticamente non frequentano i corsi di tedesco e che hanno “meno possibilità d’integrarsi”. È vero?

R.F.: Era una della domande principali del nostro studio. Il problema dell’apprendimento della lingua è più presente in Svizzera tedesca che non in Svizzera Romanda, dove vive la gran parte dei portoghesi. Penso che la difficoltà non sia imparare il tedesco, quanto piuttosto di dover imparare una lingua in una situazione di diglossia (ndr: tedesco e svizzerotedesco) come come quella esistente nella Svizzera tedesca.

swissinfo.ch: In un reportage realizzato nel villaggio vallesano di Täsch, dove oltre la metà degli abitanti è portoghese, le autorità dichiarano di riscontrare difficoltà nello spiegare il sistema scolastico elvetico ai genitori portoghesi. Che cosa significa?

R.F.: I portoghesi non sono persone che non vogliono integrarsi, ma persone che resistono alla nostra forma d’integrazione basata sulla formazione. Per un portoghese, integrarsi significa essere puntuale e serio al lavoro.

Penso sia importante che la seconda generazione d’immigrati, che riscontra già buoni risultati in ambito educativo, discuta all’interno della comunità di questo problema e del modo in cui il mondo del lavoro stia cambiando. Il portoghese tipico si chiede qual è l’importanza della formazione professionale, perchè per lui un mestiere s’impara normalmente lavorando, osservando come fanno i colleghi (ride, ndr).

swissinfo.ch: I portoghesi rientreranno nuovamente nel loro paese oppure stavolta rimarranno definitivamente in Svizzera?

R.F: La crisi in Portogallo renderà un rientro sempre meno immaginabile. Ma esiste anche una dinamica tipica di questo gruppo: era abitudine che i figli seguissero i genitori che decidevano di rientrare in patria. Oggigiorno, questa seconda generazione, se segue una formazione post obbligatoria in Svizzera non torna in Portogallo.

swissinfo.ch: La crisi colpisce un po’ ovunque. Perché gli arrivi di spagnoli o italiani non sono così numerosi come quelli dei portoghesi?

R.F.: I flussi migratori degli italiani e degli spagnoli non possono essere messi a confronto con quello portoghese perché sono meno recenti. Ci sono persone di queste due comunità che vengono in Svizzera, ma in minor misura rispetto ai portoghesi.

La ragione è semplice: la demografia. L’Italia e la Spagna hanno tassi di natalità sempre più bassi. È quindi chiaro che questi flussi migratori non possono avere la stessa rilevanza di quello portoghese.

swissinfo.ch: Statisticamente, i portoghesi sono sovvrarappresentati nel sistema d’assistenza sociale o dell’assicurazione invalidità. Perché?

R.F.: Bisogna tener conto del fatto che i portoghesi esercitano mestieri nei quali se si cade, ci si fa molto male. Se analizziamo le condizioni di vita e di lavoro, capire il fenomeno è facile. La speranza di vita di questa comunità è diversa da quella di altre.

swissinfo.ch: Recenti sondaggi d’opinione mostrano che l’immagine dei portoghesi in Svizzera è buona. Come spiegarlo?

R.F.: In primo luogo, i portoghesi non avevano l’intenzione di stabilirsi. E la Svizzera ha sempre accolto bene gli immigrati che non si stabilivano. E poi, lavorano sodo. Credo che questi due aspetti siano importanti.

E poi, la loro situazione è migliorata con l’accordo della libera circolazione delle persone. Inoltre, sono persone che non rivendicano molto e che sanno restare al loro posto. Che cosa si potrebbe chieder di più?

swissinfo.ch: Per la Svizzera, che cosa significa il fatto d’accogliere così tanti portoghesi?

R.F.: Credo che con i portoghesi, la Svizzera ha vinto alla lotteria. Ha trovato un popolo che accetta di sobbarcarsi i lavori più pesanti e meno prestigiosi, e questo in piena conformità con le attese che la Svizzera ha nell’ambito dell’immigrazione. La Svizzera non potrebbe funzionare senza i portoghesi.

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Immigrazione dall’Europa meridionale

Popolazione residente (agosto 2012)

Greci: 8075

Italiani: 292’040

Portoghesi: 234’074

Spagnoli: 68’199

Immigrazione tra gennaio e agosto 2012

Greci: 928

Italiani: 7822

Portoghesi: 12’345

Spagnoli: 3962

Numero di naturalizzazioni (ottobre 2012)

Italiani: 490 (-8,4% rispetto ad ottobre 2011)

Tedeschi: 300 (-17,4%)

Serbi: 176 (-58,9%)

Turchi: 145 (-27,5%)

Portoghesi: 135 (-31,1%)

Numero di stranieri in Svizzera (ottobre 2012)

1’819’064 (+2,9% rispetto a ottobre 2011)

Fonte: statistiche ufficiali della Confederazione

http://www.swissinfo.ch/ita/immigrazione-_-con-i-portoghesi–la-svizzera-ha-vinto-alla-lotteria-/34236560

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Pensionati italiani, la grande fuga in Portogallo

Pensionati italiani, la grande fuga in Portogallo

Un paradiso esentasse, 800 euro sono una fortuna. Ecco perché in migliaia lasciano lo Stivale

LISBONA – Italia addio. La pensione vado a godermela – se possibile esentasse – all’estero. Lo Stivale non è più un paese per vecchi. La vita costa troppo, gli assegni previdenziali non sono quelli di una volta. E da un paio d’anni, silenzioso ma imponente, è scattato l’esodo oltre frontiera dei nonni tricolori. Nel 2014 hanno fatto la valigia in 5.345, il 64% in più dell’anno precedente. Molti sono partiti per Tunisia, Romania o Bulgaria, i Bengodi low-cost dove 800 euro al mese pagati dall’Inps sono una mezza fortuna. L’ultima moda è però un’altra: la caccia alle Cayman della terza età. Quei paesi – il più gettonato è il Portogallo – dove lo stipendio mensile, come in un paradiso offshore, si incassa al lordo. Senza pagare un euro all’Agenzia delle entrate.

GUARDA L’INFOGRAFICA

Le Cayman della terza età. Remo Romandini, ex bancario di San Benedetto del Tronto, è uno di questi profughi fiscali. E i suoi conti li ha fatti per bene. “Sono separato, ho 67 anni, due figli che lavorano fuori dall’Italia e tanta voglia di ricominciare una nuova vita”, racconta. Qualche mese fa ha preso il mappamondo, consultato centinaia di siti di consulenza all’espatrio, fatto 3 settimane di visita in loco. E alla fine ha deciso: “A inizio 2016 vado a vivere a Sesimbra, mezz’ora da Lisbona, su un promontorio che pare Portofino. Pagherò 300 euro d’affitto per un bilocale fronte-mare, 10 euro per mangiare ottimo pesce al ristorante “. Ma soprattutto vedrà la sua pensione crescere dalla sera alla mattina  –  del tutto legalmente  –  del 30%. “Quanto prendo non glielo dico  –  sussurra con pudore  –  ma confesso che solo di Irpef risparmierò 15mila euro l’anno”. Come dire che ogni mese, grazie alle generose agevolazioni del fisco portoghese, si troverà in tasca 1.250 euro in più.

Il trucco c’è e si vede. L’Europa delle tasse è tutt’altro che unita. Google & C. pagano aliquote da prefisso telefonico in Irlanda e Olanda. Cipro, Malta e Lussemburgo difendono con i denti il loro status di paradisi fiscali. E in questa battaglia erariale tutti contro tutti, il Portogallo è diventato l’Eldorado degli ultrasessantenni.

Le regole sono semplici: basta vivere 183 giorni l’anno nel paese, assumere lo status di “residente non abituale” et voilà , il gioco è fatto: per dieci anni la pensione è esentasse. L’Inps l’accredita lorda, come previsto dagli accordi bilaterali. E l’erario locale non effettua alcun prelievo.

Guadagna Lisbona (50mila aderenti al programma portano 2 miliardi di Pil l’anno, dice Deloitte). È felice il diretto interessato (mille euro netti di pensione tricolore possono lievitare a 1.300 sulle rive dell’Atlantico). Piangono solo le casse dello stato italiano, orfane di Irpef e consumi degli espatriati.

Il piano portoghese, come prevedibile, viaggia a gonfie vele. Inglesi e brasiliani sono arrivati a centinaia. Entro fine 2015 oltre 5mila francesi, terrorizzati dalle tasse sul lusso di Francois Hollande, si trasferiranno verso sud nella nuova Terra Promessa previdenziale.

Il paradiso portoghese. I numeri dell’Italia sono molto inferiori: 51 espatriati nel 2014, il triplo dell’anno prima. Ma crescono geometricamente. “Quest’estate abbiamo ricevuto 15-20 richieste di informazioni alla settimana” assicura Elisabetta Bortone, avvocato dello studio Haag a Lisbona. “Noi almeno 20-30 al mese”, calcola Marcello Menichetti della Camera di Commercio Italia-Portogallo. Il passaparola funziona. Anche perché chi è già “residente non abituale” è tutt’altro che pentito. “Io sono rinata  –  racconta entusiasta Luisa Gaiazzi, 63enne ex impiegata di un’azienda farmaceutica residente nella capitale lusitana da un anno  –  . A Roma con i miei 840 euro al mese faticavo a far quadrare i conti. In Portogallo, a parte la lingua su cui fatico un po’, mi sento una signora”. I suoi 840 euro sono diventati 1.150. Non solo: “D’affitto pago il 25% in meno per un bilocale identico a quello che avevo al Prenestino, il paese è sicuro, la gente accogliente, il caffè costa 60 centesimi al bar. Questa cotoletta di vitello con contorno  –  dice mulinando forchetta e coltello al suo tavolo fisso al Solar di San Josè  –  viene solo 5,5 euro. E così posso permettermi pure un quartino di rosso. Un paradiso!”.

Un Eden, oltretutto, alla portata di tutti. “L’avvocato che ha curato le mie procedure d’espatrio è costato 390 euro”. E l’iter  –  precluso agli ex dipendenti pubblici per i misteri degli accordi bilaterali  –  è semplice e rapido. “A Lisbona bastano pochi giorni per ottenere il codice fiscale presentando un contratto d’affitto o l’impegno all’acquisto di una casa. Poi c’è da aspettare qualche settimana per completare le pratiche in Italia”, spiega Luis Villaca Ferreira, legale di Lipari Garcia & Asociados.

Tutto facile e ad occhio molto conveniente. Tanto che diverse vecchie volpi dell’ottimizzazio- ne previdenziale già espatriate in passato  –  fiutato l’affare  –  hanno preso armi e bagagli e traslocato qui. “Molti si sono trasferiti dalla Tunisia, spaventati dal terrorismo”, racconta Menichetti.

Lo spettro dell’Inps. Dalla Francia è arrivato Marco Monticelli, una vita in giro per il mondo come dirigente Fiat, residente ora a Lagos, in Algarve: “Il vantaggio fiscale non è l’unica ragione della mia decisione, anche se ora prendo 2.500 euro al mese in più  –  spiega dalla sua bella casa con vista su porto e marina  –  . Stavo in Costa Azzurra, mica in Bulgaria. Abitavo in una villa con piscina. Ma qui si vive meglio”. La sua ultima scelta esistenziale  –  un manager resta sempre un manager  –  si è trasformata in business: ha aiutato un amico ad aprire un sito per aiutare gli italiani a trasferirsi in Portogallo e  –  ti pareva  –  “siamo travolti dalle richieste”.

L’Inps, come prevedibile, non apprezza. I 654 pensionati emigrati in Romania nel 2014 (erano 210 l’anno prima) e i 213 della Tunisia (raddoppiati) sono un cruccio. La concorrenza fiscale di Lisbona ancora di più. Il presidente Tito Boeri, uomo che di numeri ne mastica e i problemi preferisce prevenirli, ha lanciato l’allarme sulla fuga dei pensionati. “È un fenomeno che erode la base imponibile  –  spiega  –  Queste persone non solo ottengono l’esenzione della tassazione diretta ma non consumano in Italia, creando problemi aggiuntivi per le entrate”. Che fare? La Gran Bretagna è già corsa ai ripari. E vuole tagliare ai nonni in fuga verso i paradisi (climatici e fiscali) del Mediterraneo i contributi per il riscaldamento, garantendoli solo a chi resta a vivere nella gelida Albione. L’Inps ha minacciato di non pagare la parte non contributiva della pensione. Proposta che ha suscitato una clamorosa levata di scudi tra i nostri connazionali felicemente sistemati oltrefrontiera. “Ho lavorato 42 anni, pagato tutte le tasse. Adesso devono lasciarmi invecchiare in pace e dove mi pare.

 Non si possono cambiare le regole in corsa!”, s’arrabbia Gaiazzi. La cotoletta è finita. “Questa storia di Boeri mi ha messo in agitazione. Tocca farmi un bicchierino di Porto”. Prosit. In fondo, con buona pace dell’Inps, a Lisbona costa solo un euro.
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