altro che assenteismo in parlamento

Lamentarsi fa parte dei diritti-doveri del cittadino come se le autorità ma figurati… potessero essere a disposizione di tutti in ogni momento,da quando avviene un sorpasso arrischiato lungo qualche viale a quando vedi che qualcuno non rispetta le strisce pedonali o a quando inciampi camminando lungo un marciapiede che sono secoli che non vede la manutenzione.

Ti viene naturale esclamare ma dove sono i vigili e un altro risponde a dare multe,o perchè il sindaco o chi per esso non faccia mai un giro in bicicletta a certe ore per dare un’occhiata alla sua città,e sia sempre e solo preso a mettere i conti in ordine in ufficio ma non il selciato,o perchè si siano costruite pensiline per i bus dove nessuno mai li prende e non ci siano per quando piove dove gli studenti invece escono di scuola.

In fondo la nostra è una piccola città che nonostante i mezzi finanziari che non ci sono mai potrebbe essere pulita ed ordinata e tenuta bene.

Stamane svegliandomi dopo qualche anno che non frequentavo più il centro cittadino mi domando dove siano finiti i poliziotti di quartiere col kepì con cui ogni tanto mi prendevo un caffè al bar.

Ho trovato la risposta.

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Il grande flop del poliziotto di quartiere

Gli uomini messi a disposizione nel 2002 sono rientrati quasi tutti negli uffici
19 gennaio 2010

TORINO
Avevano pure speso oltre dieci milioni di euro per vestirli e attrezzarli: una divisa attraversata da una lunga striscia fosforescente per i carabinieri; un cappello rigido, di stampo coloniale, per i poliziotti. E poi: computer palmare, radio, telefono e addirittura uno scooter per dare la caccia ai criminali. Per il governo di allora, era dicembre del 2002, avrebbero inflitto «una grossa spallata al crimine». Forse era vero. Peccato che quasi nessuno li abbia visti. E a distanza di sette anni il poliziotto di quartiere è pressoché scomparso dalle nostre strade.

«Abbiamo recuperato personale dagli uffici. Non toglieremo nulla ai servizi già previsti», annunciò il 17 dicembre 2002 l’allora ministro degli Interni Giuseppe Pisanu. Sono tornati quasi tutti negli uffici da cui li avevano sradicati. O destinati ai servizi di ordine pubblico e delle volanti lasciati scoperti dall’ormai cronica carenza di personale.

Sarebbero servite forze fresche, addestrate. Sarebbe servita una programmazione: destinare a ogni nucleo un quartiere specifico, stabilire il contatto con il territorio, costruire legami di fiducia, spingere la popolazione a individuare volti amici e collaborare. È mancato tutto: uomini, mezzi e fondi. Il progetto varato nel 2002 prevedeva di destinare all’iniziativa quasi 6 mila uomini tra poliziotti e carabinieri. Dopo sette anni – secondo un’indagine della Corte dei Conti – ne sono entrati in servizio nemmeno 3900 (2274 poliziotti e 1620 carabinieri). In totale sono stati investiti quasi 500 milioni di euro ma circa 80 non sono stati nemmeno spesi. L’ultimo stanziamento risale alla Finanziaria del 2005. Dopo, nemmeno più un euro. Come se il progetto fosse stato accantonato. Nel frattempo tre governi si sono avvicendati, «e forse non tutti consideravano rilevante il progetto», osserva il sociologo Marzio Barbagli.

«Noi ci credevamo», racconta Massimo Montebove, portavoce nazionale del Sap, il sindacato autonomo di polizia. «Eravamo convinti che finalmente si sarebbero rafforzati i commissariati, i servizi di prossimità. Invece non si è mai garantita una continuità al progetto: gli uomini sono stati presi e destinati ad altre mansioni». Gli organici delle forze dell’ordine, nel frattempo, si sono via via assottigliati, «e la prima mossa per arginare l’emorragia è stata ovviamente recuperare alle funzioni “ordinarie” i poliziotti destinati al presidio dei quartieri», aggiunge il sindacalista.

È successo a Roma e Milano, forse le uniche due città in cui i pattugliamenti sono partiti per davvero e gli organici sono stati irrobustiti. È accaduto a Napoli e Torino. In alcune città, invece, non sono nemmeno arrivati. A Reggio Calabria, ad esempio, tra il 2003 e il 2009 sono entrati in servizio 28 tra agenti e militari per pattugliare a piedi le strade di sei quartieri. Quattro per ogni zona. In sei anni. Una miseria, al punto che il Comune si è attrezzato senza aspettare Roma: il sindaco Giuseppe Scopelliti ha bandito concorsi per reclutare vigili urbani, e li ha spediti in strada, a fare le veci dei poliziotti di quartiere. «La nostra città ha bisogno di una presenza costante, soffre di una storica carenza di forze dell’ordine e polizia municipale. Abbiamo cercato di metterci una pezza».

Tutto il Sud è rimasto a bocca asciutta: Palermo, Trapani, Catania, Bari, Lecce, Caserta. Appena il 15 per cento delle zone coperte e pattugliate si trova al di sotto di Roma. Nelle terre infestate dalla criminalità organizzata i quartieri sono rimasti deserti, i cittadini senza punti di riferimento. E pensare che là dove sono stati impiegati mezzi e uomini in misura adeguata – spiega la Corte dei Conti – qualche risultato è stato raggiunto: più fiducia nelle forze dell’ordine e qualche timido segnale nella lotta alla criminalità. Il problema, insistono i giudici, sono le forze in campo: misere. E l’aver abbandonato quasi subito il progetto. «È stata una trovata propagandistica, come spesso accade in materia di sicurezza», spiega Barbagli. «In questo caso, poi, forse si era alimentata una fiducia eccessiva. Ho visto sbandierare sui risultati nel contrasto al crimine di quest’operazione cifre secondo me inconsistenti».

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