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Per rallegrare il vostro lunedì… con beatrice

Beatrice

“La bellezza salverà il mondo”, L’Idiota, Dostoevskij

J. Pollock – L’arte delle emozioni

Jackson Pollock è l’artista che disse no ai pennelli. La sua pittura non nasce sul cavalletto, la tela non si trova più di fronte al pittore ma egli le si pone letteralmente sopra e,secondo un fondamentale processo di caduta, fa sgocciolare il colore dall’alto in basso. Questo modo di dipingere è chiamato Action Painting ed è una pittura astratta eseguita attraverso la tecnica del dripping – lo sgocciolamento della pittura sulla tela. Si ha quasi l’impressione che la colata tracci essa stessa la propria traiettoria, il proprio accadimento.

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Pollock realizza i suoi quadri più famosi tra il 1947 e il 1950 – «Alchemy» (1947) è l’opera in cui per la prima volta ricorre al dripping.

La sua pittura rinuncia al classico compito di dipingere soggetti e prova invece ad esprimere energie, movimenti. Per l’artista l’arte moderna consiste nell’espressione di pensieri ed ideali dell’epoca in cui vive e sostiene che la differenza tra gli artisti moderni e quelli del passato sta nel fatto che i primi non cercano di rappresentare un soggetto esterno ma sono affascinati dall’interiorità. Così lo spazio pittorico riesce ad accogliere simultaneamente gli elementi razionali e irrazionali, ci troviamo di fronte ad una spazialità senza limiti – un nuovo mondo nel mondo.

Jackson Pollock fu un rivoluzionario del XX secolo poiché cambiò completamente il modo di fare arte e il modo di essere artista. La figuratività non esiste più e il quadro diventa la visualizzazione di un’idea e di un sentimento. L’artista trascina la logica della composizione al suo estremo e si oppone molto all’ispirazione romantica; a differenza di personaggi come Edgar Allan Poe che calcolavano ogni minima emozione e il più piccolo effetto.

Penso al suo modo di fare arte e vedo quello sgoccialamento come allegoria di inevitabili cadute in cui l’uomo ha poco peso, una leggerezza quasi insostenibile. Il disordinato intreccio di colori diventa metafora della condizione umana. L’inconscio prende il sopravvento e il risultato è un labirinto di segni in cui spesso ci perdiamo, un labirinto senza centro, senza inizio e senza fine. Come se scappassimo dal teatro del mondo al fine di addentrarci nella nostra propria opera e in noi stessi.

“L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni; e così noi vediamo magia e bellezza in loro, ma, in realtà, magia e bellezza sono in noi.” 

Beatrice Carducci

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https://beatricecarducci.wordpress.com/2016/02/22/j-pollock-larte-delle-emozioni/

  1. febbraio 22, 2016 alle 10:03 pm

    L’Usignolo 22 febbraio 2016 alle 13:57
    Interessante articolo ben divulgativo.Se non erro anche max ernst utilizzò la stessa tecnica del dripping.

    beatricecarducci 22 febbraio 2016 alle 14:06

    Si, Max Ernst e Jackson Pollock hanno molti punti in comune!
    Ernst fu molto influenzato dalla lettura de L’interpretazione dei sogni di Freud e dopo averlo letto decise allora di fondare un nuovo movimento artistico e letterario nel quale il sogno e l’inconscio avessero un ruolo fondamentale… A cui Pollock si ispirò.

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