quanti esodi abbiamo avuto?

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dall’Esodo: l’attraversamento del mar Rosso -Nicolas Poussin 1634

Ci sono temi comuni oramai a mezza Europa e quando guardi indietro spuntano pure le stesse domande e le stesse inquietudini anche di cinquecento anni fa.

In Svizzera i partiti discutono sul mandare via o meno gli immigrati che compiono reati pur sapendo che se le famiglie sono qui con loro a me sembra più facile dirlo che non farlo.

In Francia altrettanto vogliono privare della cittadinanza chi ne combina troppe.

Per oggi vanno bene solo questi due esempi,ma se leggeste l’articolo dedicato a Simone Luzzatto da noi citato in precedenza che visse tra fine 1500 e i primi decenni del 1600:

http://samgha.me/2014/01/15/apologia-del-particolare-ebraico-sine-ira-et-studio-la-filosofia-politica-di-simone-luzzatto/

trovereste le stesse inquietudini riguardo i reati commessi dagli Ebrei che risiedevano a Venezia come pure fuori e che potevano portare all’espulsione di intere comunità.

Mi è capitato di pensarci mentre lo leggevo,e cioè che problemi che uno riteneva superati grazie a pensatori di secoli passati tornino di attualità e nuovamente siano oggetto di discussione.

Nel caso che cito qui di seguito di Biagi è diverso,perchè non si va poi tanto indietro nel tempo,ma le tematiche proposte dagli studiosi sono buone anche oggi se siete d’accordo ovviamente che quanto abbiamo trovato scritto sulla Francia possa valere anche per l’ Italia (come dai risultati accennati dall’articolo in basso che riproduciamo).

+

“Enzo Biagi scriveva nel 1978 che la cultura,in Francia,è scritta anche nelle pietre,e te la ritrovi nelle cose.

Se la cattedrale di Reims è la più ricca,quella di Amiens la più vasta,quella di Chartres,con lo splendore del suo gotico la più pura.

La civiltà equivale poi sempre alla capacità di godere,e questa è la patria del piacere di vivere e di pensare.

Poi di palo in frasca atterro su Jean d’Ormesson che non conosco neppure di nome ma deve essere un’autorità per essere intervistato,e che dice che oggi (cioè ieri) i francesi non sono più contenti,tutto è mutato.

Il livello di vita è migliorato per tutti,quello dell’istruzione è aumentato,i viaggi sono diventati più accessibili,tutto quanto desideravano si è realizzato.

E man mano i sogni sono diventati concreti,la gente è ancora più insoddisfatta.

C’è una nuova generazione che è fatta di ecologisti,di persone che considerano il progresso come qualcosa di negativo e che volentieri si riallacciano alla reazione,cioè alle più vecchie posizioni.

E’ crollata la grande speranza romantica di una nuova epoca.

Poi su come sarà il Duemila risponde un altro studioso che non conosco,Bernard Cathelat,il quale conta che la famiglia diventerà più importante e ci saranno maggiori assicurazioni contro la violenza,nascerà una nuova cultura.

La gente avrà l’energia “dolce” che è quella che si contrappone a quella sporca.

Vorrà meno prodotti di bellezza ma in compenso più trattamenti in stile para-medico.

I mezzi di comunicazione creeranno un linguaggio illustrato,una combinazione tra stampa ed audiovisivi,e sarà riconosciuto il diritto a non lavorare,(ma ormai ci siamo già),meno auto e più trasporti pubblici gratuiti,meno costruzioni moderne e più ristrutturazioni dell’antico.

Al matrimonio si sostituirà l’unione libera temporanea,la prova o il contratto a scadenza.

Un impegno,ma non troppo.

L’ultimo che cito è anche lui a me sconosciuto,Rafael Pividal,il quale ha un suo duemila da proporre anche lui,e dice:i pupilli della borghesia andranno a studiare a Yale e Princeton,le classi superiori non parleranno che l’inglese,quelle medie saranno composte da domestici,impiegati nel turismo,e nelle multinazionali.

I vecchi,numerosissimi ed eccessivi porranno gravi problemi,e alcuni partiti chiederanno la morte obbligatoria a 75 anni.

In compenso i giovani,sempre più rari ,avranno la precedenza sugli autobus e sul metrò.”

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IL SALDO TRA NASCITE E DECESSI SCENDE A -165 MILA

ISTAT: L’ITALIA È UN PAESE DI VECCHI (13,4 MILIONI). E LA SPERANZA DI VITA SI RIDUCE.

DI CAMILLO CIPRIANI – SABATO, 20 FEBBRAIO 2016 20:06

Gli italiani sono sempre di meno, sempre più vecchi, con sempre meno bambini, e con una speranza di vita che si sta riducendo. Secondo i dati Istat sulle stime degli indicatori demografici 2015, l’anno appena concluso ha registrato il nuovo minimo storico delle nascite: sono state soltanto 488mila (8 ogni mille residenti), 15mila in meno rispetto al 2014 e nuovo record negativo dall’Unità d’Italia. Il saldo naturale (la differenza tra nascite e decessi) scende ulteriormente a -165 mila. Il 2015 è il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità, giunta a 1,35 figli per donna.

POPOLAZIONE – La popolazione residente in Italia si è ridotta di 139mila unità (-2,3 per mille). Al primo gennaio 2016 la popolazione totale è dunque di 60,656 milioni di residenti. Gli stranieri residenti in Italia sono 5,054 milioni, e rappresentano l’8,3% della popolazione totale: rispetto a un anno prima si riscontra un incremento di 39mila unità. La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179mila residenti.

VITA – Per l’Istat, la crisi economica sembra aver prodotto un effetto negativo persino sulla speranza di vita, che nel 2015 è diminuita. Per gli uomini oggi si attesta a 80,1 anni (era di 80,3 del 2014), per le donne a 84,7 anni (era di 85 anni). Un peggioramento attribuito dai tecnici dell’Istituto di statistica a un picco di mortalità: i morti sono infatti stati 653mila nel 2015, 54mila in più dell’anno precedente (+9,1%). Il tasso di mortalità, pari al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi. L’aumento di mortalità risulta concentrato nelle classi di età molto anziane (75-95 anni). Dal punto di vista demografico, il picco di mortalità del 2015 è in parte dovuto a effetti strutturali connessi all’invecchiamento e in parte al posticipo delle morti non avvenute nel biennio 2013-2014, più favorevole per la sopravvivenza.

ANZIANI – Più in generale, diventiamo un paese di anziani. Nel complesso infatti l’età media della popolazione aumenta di ulteriori due decimi, arrivando a 44,6 anni. L’indice demografico di dipendenza strutturale cresce in un anno dal 55,1 al 55,5%, quello di dipendenza degli anziani dal 33,7 al 34,2%. Cresce anche l’età media delle madri al parto, salita a a 31,6 anni. Il processo di invecchiamento, assoluto e relativo, viene chiarito anche da un altro dato: gli ultrasessantacinquenni sono diventati ben 13,4 milioni, il 22% del totale della popolazione. Nel 2015 è diminuita sia la popolazione in età attiva (15-64 anni) sia quella fino a 14 anni di età: la prima fascia «attiva» scende a 39 milioni, il 64,3% del totale, la seconda comprende 8,3 milioni di ragazzi e rappresenta solo il 13,7% del totale.

Queste statistiche confermano che l’Italia, come abbiamo più volte detto, non è paese per giovani e che il bonus bebè di Renzi, una misura di vago stampo mussoliniano, non ha avuto alcun successo.

I prospetti sono su:

http://www.firenzepost.it/2016/02/20/istat-litalia-e-un-paese-di-vecchi-134-milioni-e-la-speranza-di-vita-si-riduce/

 

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