le unioni di fatti altrui

lover holding hand walking on the beach

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Mi piacerebbe capirne di più su matrimonio gay,adozioni,unioni civili e quanto altro ma da quando ho iniziato ad andare a scuola sino a oggi la società ed il modo di vivere sono cambiati talmente tanto nel nostro paese e nel mondo che almeno io faccio fatica a stare dietro a tutti questi cambiamenti.

La chiesa mi pare che sia rimasta sulle sue posizioni e dato che io sono quasi sempre andato in chiesa come la maggior parte di noi italiani quando si era più giovani,non è facile capire come si viva oggi.Siamo stati indottrinati in altra maniera.

Figuratevi che la mia generazione quella dei nati dopo la guerra ha ancora visto gente sposata che avevano la morosa o il moroso oltre alla moglie o il marito e non potevano neppure divorziare se mai lo avessero voluto.La legge che si chiamava Fortuna dal nome dell’onorevole che introdusse il divorzio nel nostro paese è del 1970!

Lo si sapeva,che avessero l’amante per come in provincia si sa tutto,per via del pettegolezzo.

Gay ce ne sono sempre stati ma venivano apostrofati alle spalle,volgarmente,non tanto per cattiveria quanto per machismo che era una caratteristica della nostra società.

Anche il machismo è andato in soffitta ma credo ritorni oggi attraverso il mondo musulmano.

Infatti la terra gira e propone poi sempre le solite manfrine,oggi soffriamo noi a capire e domani soffrirete voi che siete immigrati qui da noi portandovi appresso una mentalità più tradizionale.

Come la vedo io che sono o mi considero un precursore della convivenza per il mio comodaccio…come mi accusava il genitore?

Che il matrimonio è un’unione basata su di un contratto che la chiesa chiama sacramento,e la convivenza invece è come due che si  sopportano in nero,il che presuppone un’evasione  e resta un argomento che da noi fa ancora molta presa rispetto ai più civili nordici che pagano le tasse.

Poi ognuno non ci farà più caso a nulla come succede quando c’è confusione e poca organizzazione e qui ancora siamo dei maestri noi italiani.

Se uno lavora nella moda ne incontra talmente tanti di gay durante una vita di lavoro che non ci fa più caso rispetto a chi vive in cittadine di provincia dove non è più scandalo neppure qui da noi ma desta ancora forse un poco di sensazione come di stupore,ma chi… lui? …lei?..sì proprio loro ma a te che te ne frega?

E con questo ho spiegato la posizione anarchica della maggior parte dei miei concittadini.

Cioè che se in parlamento riescono a fare una legge non sarà poi rispettata salvo quando due non vadano dinanzi ad un tribunale perchè si sono presi per il collo.

Ne leggiamo su questo accidenti di mettersi le mani addosso talmente tante tutti i giorni per le più futili ragioni che presto non ci si farà più il solito caso… a un bel nulla.

Se erano etero coloro che si son picchiati o due uomini o due donne o tra figli naturali o adottati o meno anche di una coppia gay.

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Come la vedono i fratelli maggiori?…

Dopo la sentenza della Corte USA – “Giusto separare Stato e religione”

avi weissLa Corte suprema degli Stati Uniti ha dichiarato che le coppie di persone dello stesso sesso possono sposarsi secondo la legge civile degli Stati Uniti. Io appoggio questa decisione.
Il mio appoggio potrebbe sembrare sorprendente, perché sono un rabbino ortodosso. Non celebro né partecipo a matrimoni tra persone dello stesso sesso, in quanto andrebbe contro ai miei obblighi religiosi.
Tuttavia la sentenza della Corte si occupa di legge civile, non di legge religiosa. Come forte sostenitore della separazione tra Stato e Chiesa, ritengo che la religione non debba dettare la legge del paese.
Né la legge del paese dovrebbe criminalizzare il mio rifiuto di celebrare matrimoni gay. E davvero, nei quasi cinquant’anni in cui ho fatto parte del rabbinato, nessuna legge civile mi ha costretto a celebrare alcun matrimonio o rito religioso che vada contro le mie convinzioni.

Sbiadire il confine tra Chiesa e Stato mette in pericolo la libertà di religione. Le minoranze religiose potrebbero diventare in particolar modo vulnerabili al potere più grande della maggioranza religiosa, che potrebbe dare forma e influenzare le decisioni dei tribunali civili. Quale sarebbe, per esempio, la reazione della Comunità ebraica se la Corte suprema obbligasse gli studenti a dichiarare la propria fedeltà a Gesù nelle scuole pubbliche?

Molti dei miei correligionari ortodossi ovviamente comprendono questo pericolo, eppure insistono che l’omosessualità sia così perversa che debba superare il principio della separazione tra Chiesa e Stato, perché minaccia il tessuto morale della nostra società.

A ciò io mi oppongo strenuamente. Nel corso degli anni, ho incontrato innumerevoli persone e coppie gay che vivono vite esemplari e di amore. Conosco questa situazione in prima persona, perché alcuni di loro sono frequentatori della mia sinagoga. Ovviamente ci sono anche persone gay che vivono vite non-etiche. Ma questo è un riflesso della loro condizione umana, non del loro orientamento sessuale. Lo stesso vale per gli eterosessuali.

Non ho sempre visto le cose in questo modo. Crescendo, mi è stato insegnato che la Bibbia considera l’omosessualità un abominio. Questo termine è la più comune traduzione della parola “to’evah”, usato dalla Bibbia per proibire il rapporto sessuale omosessuale. “To’evah” tuttavia, è un termine biblico, privo di esatto equivalente. Il Talmud lo interpreta come composto da tre parole, “to’eh atah bah”, “tu ti sei smarrito”, nell’intraprendere questo tipo di relazione. Un’interpretazione ben lontana dall’abominio.

Comunque, come ebreo ortodosso, mi sottopongo alla proibizione biblica. Ma come rabbino ortodosso progressista, mi rifiuto di respingere un individuo che cerca di vivere una vita di amore tra persone dello stesso sesso. Se accolgo a braccia aperte chi non osserva Shabbat, la casherut o le leggi riguardanti la purità familiare, allo stesso modo e ancora di più devo accogliere ebrei omosessuali, nati con questo orientamento. Infatti, molte improprietà di comportamento eterosessuale sono chiamate to’evah, così come la violazione di leggi che si collocano completamente al di fuori della sfera sessuale, come imbrogliare negli affari. Distinguere l’omosessualità da altre proibizioni bibliche è ingiusto e sa di doppio standard.

Ho sempre creduto che il banco di prova per una comunità non è il modo in cui raggiunge i più potenti, ma invece i più vulnerabili, coloro che – come la comunità gay – soffrono di discriminazione. Ne consegue che come ebrei ortodossi, abbiamo la responsabilità di essere più pieni di amore, più accoglienti nei confronti della comunità gay ortodossa in generale – dando loro il benvenuto nelle nostre sinagoghe, e ai loro bambini nelle nostre scuole. Questo approccio è stato delineato nella coraggiosa presa di posizione scritta da rav Nati Helfgot nel 2010.

Dopo aver firmato questo documento insieme a numerosi rabbini e leader comunitari, ho ricevuto due chiamate da colleghi rabbini ortodossi. “Abbiamo un figlio/una figlia che è gay”, mi hanno detto. “Anche se non abbiamo potuto firmare, perché temevamo di essere ostracizzati dalle nostre comunità e organizzazioni rabbiniche, hai la nostra benedizione, perché sappiamo che rav Helfgot insegna nella tua yeshivah, Yeshivat Chovevei Torah. Coloro che hanno firmato il documento hanno salvato nostro figlio. Hanno salvato la nostra famiglia. Hanno salvato noi”.

Anche io recitai una benedizione silenziosa, la benedizione che forse un giorno queste persone non avranno più paura, e che i loro figli saranno abbracciati e amati.

Sono questioni facili? No.

Sicuramente il ruolo dell’omosessualità nella comunità ortodossa è un tema che deve essere considerato in modo approfondito, discusso e valutato. Dobbiamo portare una pluralità di voci al tavolo, in quanto dinamiche complesse richiedono una conversazione ragionata, sensibile e saggia.

Ma una cosa è certa: questa decisione della Corte suprema, che ha il mandato di separare religione e stato, di essere campione delle libertà civili di ogni americano, a prescindere da fede, credo, razza, o orientamento sessuale, è la decisione che questo rabbino ortodosso appoggia.

Avi Weiss, rabbino

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