quando lo stato si fa vivo

Parigi, la guerra in tempo di pace (2)

Le leggi speciali introdotte dopo gli attentati hanno diviso i francesi – Le storie dei pro e dei contro

martedì 02/02/16 06:27 – ultimo aggiornamento: martedì 02/02/16 08:09

“Lo stato d’emergenza sarà utile fino a quanto Daesh (IS) non sarà più una minaccia”. Così il primo ministro francese, Manuel Valls, risponde alle critiche che arrivano anche dalla base del suo stesso partito, quello socialista, il partito di Governo. Gli appunti riguardano le leggi speciali che stanno cambiando quotidianità e norme processuali, in vista delle riforme costituzionali.

La Francia però è spaccata in due, tra un’anima che non tollera più la repressione in atto per debellare il fenomeno dell’autoproclamato Stato Islamico (IS) ed un’altra che, invece, vorrebbe provvedimenti ancora più stringenti, per lo shock dei recenti attentati.

Da Place de la Republique a Port Royal, la Lega dei diritti dell’uomo, Amnesty International ed altre associazioni hanno organizzato, sabato, una manifestazione che si oppone alla proposta di governo di revocare la nazionalità ai francesi con origini straniere sospettati di terrorismo.

A Saint Michel invece, dopo la celebrazione della funzione domenicale, i fedeli di una delle chiese cattoliche più conservatrici di Parigi, la Saint Nicolas du Chardonnet, in cui si celebra ancora secondo il rito tridentino, affermano che il provvedimento della “déchance de nationalité” è necessario. Lamentano però che per sconfiggere il terrorismo servirebbero misure ancor più rigide.

“Noi ci sentiamo ancora a rischio – balbetta un’anziana pallida sull’uscio della chiesa -. Vengono sorvegliate solo le sinagoghe in questo Stato d’emergenza. Qui, invece, potrebbero mettere una bomba senza problemi”.

Il dibattito resta acceso, anche se le forze politiche sembrano concordi nel percorrere la strada della revoca della nazionalità ai sospettati di terrorismo.

Lorenzo Giroffi

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