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vado avanti con la retrospettiva

mamma e elda-DSC00074

mamma e sorella in bianco e nero al mare in Liguria,ogni estate si ritrovavano le vecchie conoscenze

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Col boom ci voleva anche l’auto che soppiantò il treno e il povero papà gli toccò di rifarsi la patente di guida a più di 50 anni di età che gli era scaduta ai tempi della guerra d’Africa nel 1935 quando di primavere ne aveva solo 28.

Entrava in ansia per un nonnulla visto con gli occhi di noi ragazzi (che già guidavamo di straforo),un pò come succede oggi coi computers che gli anziani in parte rifiutano di apprendere a manovrare.

Di certo ogni novità si porta appresso i suoi bei lati negativi oltre a quelli positivi,in treno in uno scompartimento conoscevi gente nuova,in auto no,gli elettrodomestici rendevano inutili molte donne di servizio che si rivolgevano all’industria o al commercio per avere del lavoro,la televisione da elemento aggregativo quando agli inizi le famiglie non se le potevano permettere e andavano a vederla nei ritrovi divenne uno strumento di isolamento sociale quando arrivò anche nelle abitazioni,e oggi solo la partita del sabato o della domenica unisce dinanzi al piccolo schermo i più tifosi.

Gli acquisti si facevano nei negozi dentro il raggio delle conoscenze per quanto riguardava frigo ed elettrodomestici,mentre oggi c’è il fai da te e nessuno ti consiglia salvo la pubblicità che molte volte è solo di parte,e insomma noi vi diamo alcuni fatti su cui pensarci sopra e poi giudicatelo voi il progresso.

Il cinematografo da morto e sepolto viene oggi resuscitato ed in provincia fà furore,tutto muta e tutto ritorna,ma solo a volte.

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BOOM E PUBBLICITA’

 Aspingere l’individuo all’acquisto e a persuaderlo dell’importanza. nella sua vita, del possesso di beni, di consumo o di lusso, fu la pubblicità, un’attività di propaganda, volta a far ottenere a un determinato prodotto la preferenza del pubblico.

All’inizio la pubblicità tese prevalentemente a dare maggiori informazioni al consumatore sull’esistenza di un dato prodotto e sulle sue qualità. Con il passare degli anni però essa mirò, più che a informare, a persuadere i potenziali acquirenti della necessità di comprare solo quel determinato prodotto. Negli anni ’60 lo stile di vita consumistico su modello americano si impadronisce dell’italiano medio e la pubblicità si sbizzarrisce per promuovere sempre nuovi consumi occupando tutti i media disponibili: i giornali, le riviste, la radio e, dal 1954, anno della sua nascita, la televisione divennero cassa di risonanza dei nuovi prodotti immessi sul mercato.

Nel 1957 cominciò la programmazione di Carosello, uno spettacolino di due minuti in cui con scenette comiche si alludeva ad un prodotto per poi citarlo esplicitamente solo nei quindici secondi finali del programma. Questi vincoli obbligarono i pubblicitari italiani ad inventare situazioni e linguaggi assolutamente originali rispetto alle consolidate tecniche espressive che prevalevano nel resto del mondo industrializzato.
Nel 1966 nasce il codice di autodisciplina pubblicitaria.

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GLI ELETTRODOMESTICI
Se la casa nel suo complesso si trasforma negli anni del miracolo economico, i cambiamenti più rilevanti avvengono in cucina con l’introduzione degli elettrodomestici che in questo periodo diventano effettivamente beni di massa.
Le nuove cucine a gas, i frigoriferi, gli aspirapolvere e la lavatrice modificano il modo di organizzare i lavori domestici e le cure familiari.

Le donne si affrancano, grazie al frigorifero, della quotidianità della spesa alimentare e possono preparare cibi da utilizzare per più giorni. Le cucine a gas incorporano il forno e questo consente di variare e semplificare i tempi preparazione dei cibi. Aspirapolvere e lavatrice, a loro volta, ottimizzano i tempi tradizionalmente impiegati nella la cura della casa.

Gli elettrodomestici contribuiscono quindi potentemente a modificare gli stili di vita della famiglia italiana e delle donne in particolare, che hanno a disposizione molto più tempo libero da dedicare alla cura dei figli ma anche alla cura personale e agli hobby, parola che si afferma proprio in questo periodo ad indicare la possibilità, grazie al nuovo benessere di impegnarsi in attività non remunerative solo per il piacere di seguire le proprie inclinazioni. Naturalmente questa nuova ottimizzazione dei tempi entra in sinergia anche con la possibilità, per le donne, di gestire oltre che i lavori domestici, un’attività lavorativa.

Nel complesso insomma la razionalizzazione offerta dagli elettrodomestici alle attività casalinghe costituisce un potente stimolo alla trasformazione del ruolo sociale della donna, avviandola verso una più ampia emancipazione.

Sempre agli elettrodomestici, anche se con finalità completamente diverse possiamo annoverare la televisione.
Le prime trasmissioni RAI inizieranno nel 1954 ma saranno limitate alla fascia serale. Rigidamente in bianco e nero e ingessata da regolamenti moralistici e puritani, tuttavia la televisione rappresenta per l’Italia un potente strumento di omogeneizzazione culturale e di diffusione di comportamenti e stili di vita nuovi.

Il fenomeno avrà ampia diffusione, gli abbonati nel 1956 sono 366.151, salgono a 673.080 alla fine del 1957 e toccano quota un milione alla fine del 1958.

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Il nuovo benessere e soprattutto un forte slancio ottimistico verso il futuro aumentano la propensione al consumo degli italiani nel periodo del boom.
Il simbolo di questa fiducia diventa l’acquisto dell’automobile vista sia come status symbol sia come potente strumento di libertà e di velocità.
Grazie anche alle strategie di vendita rateale che conoscono proprio in questa fase il loro periodo di boom, tutti gli italiani desiderano e spesso acquistano la loro prima autovettura, confortati in questa scelta anche dall’industria automobilistica che mette sul mercato le utilitarie che hanno costi contenuti.
Già nella fase dell’immediato dopoguerra una delle principali domande, ancora senza adeguate risposte del mercato, riguardava proprio la mobilità individuale cui si rispose inizialmente con il fenomeno, tipicamente italiano, dello scooter (Vespa e Lambretta), ma poco più avanti si ripropose sempre con maggiore urgenza l’esigenza di una vera “motorizzazione di massa”. La vecchia 500 C “Topolino” (la più piccola vettura al mondo!) risultava ormai antiquata.
Saranno il modello della Fiat Seicento del 1955 e Cinquecento del 1957 a prevalere sul mercato come bene di massa.
La Fiat 600 può essere considerata l’icona del boom economico italiano.
Il 1955 e’ l’ anno in cui lo stipendio mensile di un operaio ammonta a circa 40 mila lire, il costo di un giornale e di un biglietto del tram e’ di 25 lire e per un litro di benzina ci vogliono 138 lire. E sulla scia di questa economia che si evolve sempre piu’ rapidamente, anche la stessa 600 trova nel prezzo una delle sue componenti principali per attirare il grande pubblico: 590 mila lire per una vettura che in precedenza non era mai costata cosi’ poco e, per la prima volta, si puo’ acquistare anche a rate.
La piccola utilitaria di Mirafiori, fu presentata il 9 marzo 1955, a Ginevra nel Palazzo delle Esposizioni. La nuova nata, grazie alle sue piccole dimensioni, si dimostrò fin da subito una macchina completa e matura, agevole e comoda sia in città che nelle lunghe percorrenze.
Prima di arrivare al 1955, anno della presentazione ufficiale al grande pubblico, occorre ricordare che la Fiat e l’Italia tutta, avevano sopportato l’immane fardello della guerra. Alla fine del conflitto, l’Italia era allo sfacelo. Bisognava riorganizzare l’intero assetto politico ed istituzionale del Paese nonchè l’intera economia ormai giunta al collasso. Le industrie automobilistiche che fino ad allora erano state dedite alla produzione bellica, dovevano riconvertirsi a quella civile.
La Fiat era una di queste. Però nel fare ciò, poteva contare solo su modelli ormai obsoleti – già in produzione prima del conflitto – e non certamente su nuove introduzioni. Nonostante le mille difficoltà e la penuria di materie prime, la Fiat riesce a continuare l’attività di progettazione che in alcuni casi si traduce nella realizzazione del prototipo, in altri del semplice progetto.Uno dei prototipi che fu realizzato susseguentemente al periodo della riconversione industriale, fu proprio quello della 600. Già nel prototipo è possibile ravvisare tutto l’interesse della Fiat a voler realizzare una vetture innovativa, ma soprattutto al passo con i tempi, nella lucida consapevolezza di dover colmare il gap tecnologico. L’azienda tiene conto delle innovazioni tecnologiche e degli studi sulle piccole vetture che si svolgono un po’ in tutta Europa, concentrando la sua attenzione in particolare su Germania e Francia.
Di poco superiore ai tre metri, ebbe anche una versione modificata, la Fiat 600 Multipla, in cui l’abitabilità venne notevolmente ampliata fino a raggiungere la possibilità di ospitare 6 persone distribuite su 3 file di sedili. Questo modello, pubblicizzato come modello ideale per famiglie e per le attività ricreative, incontrò un notevole successo di pubblico soprattutto nel settore dei taxi e si diffuse nelle città italiane nella classica livrea del tempo verde-nera.

Il successo della 600 fu bissato, due anni dopo dall’uscita della 500. In effetti essa inizialmente non incontro grandissimi favori: omologata solo per 4 posti, non era adatta alle famiglie. La sua affermazione si realizzò pienamente a partire dagli anni ’60 quando, consolidatosi il boom e aumentato il traffico, la piccola utilitaria cominciò a progredire nelle vendite anche e soprattutto come seconda macchina alla portata dei giovani che entravano nel mondo del lavoro e quindi spesso come seconda automobile di casa.

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La casa
Anche l’arredamento subisce, nel periodo considerato, grandi trasformazioni che sono collegate alla ristrutturazione complessiva degli spazi domestici. La nuova edilizia popolare  non si modella sullo stile di casa borghese anteguerra: la cucina si trasforma completamente con l’avvento dei mobili componibili in formica che sostituiscono le vecchie credenze, entrano inoltre nelle case, spesso insieme all’acqua corrente e al gas centralizzato, gli elettrodomestici. Si afferma il salotto che, con l’ingresso del televisore, diventa uno spazio di vita quotidiana, che perde i tratti di vetrina ufficiale dello status della famiglia secolarizzandosi e conformandosi alle esigenze di essere pulito e in ordine rapidamente e senza eccessivo dispendio di energie, il che porta a selezionare mobili dalle linee rette, levigati e componibili per facilitare anche la possibilità di traslochi in case diverse. Acquista una sua specificità anche la stanza dei bambini, che richiede un arredamento apposito. Un altro locale da progettare ex novo è il bagno privato, prima praticamente inesistente nella maggioranza delle case popolari e comunque spesso non dotato di vasca da bagno. Si verifica inoltre una progressiva trasformazione dei gusti che orienta soprattutto le giovani coppie verso mobili di stile moderno, più economici, in quanto di fabbricazione industriale, i cui capostipiti sono i mobili svedesi che iniziano ad affermarsi alla metà degli anni ’50.Negli ultimi cinquant’anni la cultura internazionale nel campo del design si è notevolmente sviluppata, grazie anche all’input di molti designers italiani. Le loro idee innovative e la loro creatività hanno rivoluzionato non solo le nostre case, ma anche gli ambienti di lavoro ed il loro arredamento.

Investire nell’ambito del design fu l’occasione non solo per grandi industrie, quali la Olivetti, ma anche per piccole aziende a conduzione familiare pronte a correre il rischio di creare cose innovative e ad arruolare nuovi architetti. Questi diventarono poi i primi designers professionisti, potendo controllare e decidere personalmente cosa produrre.
Molte delle creazioni industriali di quel periodo sono diventate oggi vere e proprie icone del design, fino ad essere esposte nei musei di arte moderna di tutto il mondo.

Non è quindi un caso che in corrispondenza con l’espansione industriale italiana si sia sviluppato un nuovo stile di arredamento per la casa e per l’ufficio utilizzante materiali come l’acciaio, il cromo, la plastica e fibre di vetro.

Un altro importante fattore fu il ruolo individuale dei designers. Prima degli anni ’50 molti artisti, senza un appoggio aziendale che mettesse in produzione le loro idee e spesso dal carattere eccentrico, sperimentavano la creazione di mobili solo come oggetti della loro creatività.

La combinazione dell’ambito industriale con la creatività e l’innovazione permise negli anni successivi di produrre un sistema di lavoro che tutt’oggi funziona.

Il movimento dell’Anti-Design (1965-1976)

Il movimento denominato dell’Anti-Design (1965-1976), fu una ribellione contro le teorie del modernismo e del funzionalismo tedesco. La cultura Pop e l’Anticultura stavano nascendo, ed il mercato focalizzò la propria attenzione proprio su questi movimenti emergenti.
Le nuove tecniche di imbottitura furono una rivoluzione nel campo dei sofà imbottiti, dei pouffes o delle sedie. L’introduzione della plastica PVC negli anni ’60 si rivelò un’idea adatta allo sviluppo della cultura pop. Con il PVC nacquero le poltrone gonfiabili, le sedie, i cuscini, ed anche lampade gonfiate ad aria. Il famoso designer Gaetano Pesce creò il sofà “UP“e “Donna” nel 1969. “Donna” é una poltrona simboleggiante la femminilità. Nonostante la loro apparenza dal design stravagante, si rivelarono essere molto comodi.

www.bibliolab.it
www.mobiliditalia.it

http://www.bibliolab.it/boom_ciosf/pubblicita.htm

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