torna…beatrice ad incantare dante

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Il più bel regalo mi è arrivato tra Natale e Capodanno quando mi scrive Beatrice e mi chiede se secondo il mio parere scrive bene.Beh,io non sono ne Quasimodo ne Montale ma un parere non lo si nega a nessuno.

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Scrive bene e dato che è anche bella,ve la ripresentiamo in due versioni.Una,sorridente,come l’abbiamo conosciuta a Lugano mentre ci spiegava le opere esposte.

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E l’altra un poco pensierosa come si addice a chi non deve dare troppa confidenza agli estranei ma nello stesso tempo li invita a leggere il suo blog.

17 DICEMBRE 2015

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La complessità artistica delle emozioni

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Pensieri  scritti dopo due mesi di lavoro presso la Fondazione Gabriele e Anna Braglia, a Lugano.

Marcel Proust sostenne che il mondo non sia stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale e qui, all’interno della Fondazione Gabriele e Anna Braglia, il cosmo pare sia stato ricreato almeno in una decina di occasioni; ma quella di cui voglio parlare oggi riguarda Ernst Ludwig Kirchner, classe 1880.

L’Espressionismo tedesco, di cui Kirchner è noto per esserne stato il padre, è un movimento nato in Germania all’inizio del 1900 e deciso a rompere i ponti con l’accademia e a trovare un linguaggio che fosse immediato e coinvolgente.

Nel 1905 fondò il gruppo Die Brücke ispirandosi al pensiero di Nietzsche, il quale sosteneva che ciò che è grande nell’uomo è che egli sia un ponte e non un fine e ciò che è più amabile è che egli sia, allo stesso tempo, un passaggio e un tramonto. Una metafora pregna di significati, ma anche piena di responsabilità. Forse troppe. Il filosofo tedesco voleva porre l’uomo come una tappa transitoria tra la bestia e il superuomo, e in questo senso si inseriscono gli artisti del Die Brücke.

Influenzato dalla poetica fauve, Kirchner realizzò dapprima dipinti di paesaggi e ritratti di grande semplificazione formale, dai contorni marcati e dai colori violenti, dipanando le sue composizioni in un contesto spaziale decisamente antinaturalistico.
Lui stesso amava ricordare come il tormento dell’anima fosse il motivo che lo spingeva a dipingere; infatti, dopo il 1911, la sua pittura sfociò in una drammaticità esasperata con deformazioni brutali, nella quale impiegò il colore esclusivamente in chiave psicologica e simbolica. Sarà questo il periodo più caratteristico della sua produzione con scene di strada, cabaret, ritratti dalla pennellata nervosa e rapida, decisa e marcata.

Kirchner irrigidì il suo tratto attuando la deformazione tipicamente espressionista che andrà accentuandosi fino al linguaggio astratto e drammatico dell’ultimo periodo della sua vita. In particolare, nelle immagini urbane le curve e le linee assunsero forme irregolari, per sottolineare il contrasto tra la campagna e la grande città. In seguito la rappresentazione della città venne sostituita ai paesaggi e ai nudi primordiali, lasciando posto alla figurazione dell’inquietudine, dello smarrimento sociale ed esistenziale, dell’inautenticità dei rapporti incentrati sul denaro.

L’artista dipingerà la vita notturna della città e, congedato nel 1916 dall’esercito in seguito ad una grave depressione, scriverà: “siamo come le cocottes che ho dipinto, travolte, destinate a scomparire. Tuttavia cerco sempre di riportare equilibrio nei miei pensieri e di creare un’immagine del tempo ponendo ordine nel caos circostante: questo è il mio compito”. 

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All’interno della Fondazione Gabriele e Anna Braglia c’è solamente un’opera di questo grande artista disegnata proprio durante gli anni di cui stavamo parlando perché datata 1913 ed intitolata “Gerda con Ballerino” in cui vediamo come il pittore dipinga le cose nel modo in cui esse si mostrano.

Non le riproduce quindi nella loro oggettiva veridicità ma ne crea nuove forme di apparizione che sfociano nella carica soggettiva e nei colori irreali dei suoi dipinti.


Questo disegno rappresenta l’emblema di ciò che verrà poi definito “espressionismo alla brücke”, ovvero un modo di dipingere che consiste nella velocità del movimento e nel cogliere l’attimo nella sua immediatezza ed autenticità, senza soffermarsi sui particolari.

Non ci è dato sapere chi o cosa fece da sfondo a questa danza ma non importa… i dettagli non servono e ciò che conta è l’essenziale. Togliere tutto il superfluo e tenere quello che davvero è importante.

Ernst Ludwig Kirchner, un artista che riuscì a rivelare la società e la vita tedesca dei suoi anni attraverso un intenso cromatismo. Dire perché questo artista mi ha emozionato è difficile, parlare di emozioni è difficile e anzi, sono del parere che sull’arte non si possa assolutamente dire nulla.

Nelle migliori delle ipotesi, tutto ciò che viene detto non è altro che una descrizione, una parafrasi – e la poesia la lascio a chi tocca.

Beatrice Carducci

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About

Beatrice Carducci, classe 1993.

Studentessa iscritta alla facoltà di Economia e Gestione dei Beni Culturali e dello Spettacolo all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

https://beatricecarducci.wordpress.com/

Aggiungiamo alcune opere di Kirchner tratte dal web.

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