169 giorni di vacanza…21a puntata.

 

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La Cina dovette aprirsi al mondo occidentale che cercava nuovi sbocchi commerciali attorno al 1845 e Shanghai venne ritenuta la città ideale per la sua posizione geografica.Il Giappone non differentemente fu solo nel 1853 che chiuse con la politica del “sakoku”,l’isolazionismo,per mano dell’ammiraglio Perry che si presentò dinanzi ai porti giapponesi con la flotta nord-americana.

A Shanghai le potenze straniere ebbero notevoli concessioni territoriali tali da formare una città straniera dentro la città cinese,nacque così il soprannome di Parigi dell’Oriente, o di Grande Atene della Cina come anche ben di peggio.Gli stranieri non erano solo visti come imperialisti o colonizzatori,venivano infatti usati anche come alleati dagli imperatori e poi dai vari generali per sedare le rivolte interne.

E ce ne furono da prima di quando iniziò la Repubblica nel 1912 sino all’invasione giapponese di metà degli anni ’30 che unì le forze cinesi nazionaliste con le comuniste contro il nemico comune,per poi ricominciare una guerra civile tra di loro non appena i giapponesi persero la guerra nel 1945.

Dinanzi alla tavolata che pubblichiamo in alto che sarà della seconda metà dell’ottocento…ecco chi troviamo tra i vari commensali: da sinistra verso destra  la Regina Vittoria,il Kaiser suo nipote,lo Tzar altro nipotino alle cui spalle c’è la Francia,quindi ultimo a destra è il samurai giapponese che da buon ultimo arrivato studia la situazione ma si è presentato più armato degli altri convitati perché sa che non può contare su di loro.

Alle spalle vedete il povero Imperatore cinese o un dignitario che alza le mani in segno di resa…con lo sguardo disperato di colui che vede come gli spazzolano via tutto sotto ai baffi e alle unghie…

In realtà non andò proprio così.

Si tratta solo di una stampa satirica.

Ma lo zio Oreste che è a Shanghai anche lui è cascato in una bella trappola, e quando lo toccano nel portafoglio lo tramanda ai posteri per vendetta o giustamente “per conoscenza” come si suol dire,di rimedi a portata di mano infatti non ne ha contro le banche salvo servirsi di 2 o 3 pillole di bicarbonato.

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Cathai Hotel  

Shanghai, Cina                          10 Marzo 1934

Carissimi,

La speranza e il vivissimo desiderio di trovare qui vostri scritti andarono delusi: abbiamo ricevuto solo e per fortuna una lettera di Ida colla data 11 febbraio giunta il 6 corrente,cioè l’indomani del nostro arrivo qui.

DSC05595parenti e amici.meo e sorella.1eccoli con una pernacchia e facendo le boccacce come hanno scritto… agli zii lontani da casa

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Dico per fortuna perché almeno sappiamo che siete tutti vivi e abbastanza bene di salute.Io avevo indicato come giorno di impostazione il 15 febbraio,ma probabilmente i vostri scritti avranno preso un aeroplano successivo a quello di Ida che li avrà portati fino a Singapore o a Saigon,donde la posta viene con vapori impiegando una settimana almeno: ragion per cui se non ricevo niente entro domani vi leggerò poi a Tokyo per dove pregherò mi facciano proseguire la posta e speriamo bene.

Maria sta benissimo ed io non mi lagno perché mi bastano 2 o 3 pillole di bicarbonato al giorno e di quando in quando un po’ di sali di Hunt.

Mi lagno invece e mi faccio molto cattivo sangue per l’affare dei cambi che si risolve in uno strozzinaggio indecente che bisogna subire per forza.

Siamo al punto che se un tale parte dall’Italia con un biglietto da mille lire e va a Tokyo senza spendere neppure un centesimo durante il viaggio e limitandosi solo a ogni tappa a provvedersi della rispettiva valuta,arriverà in Giappone sì e no con 5 lire in tasca delle mille che aveva.

Non per niente nella sola Shanghai ci sono 200 grandi banche,senza contare una quantità di cambiavalute cinesi che hanno lo scagno sulla strada quasi come da noi i lustrascarpe: e i più bei palazzi di Shanghai sono quelli delle banche,di cui alcuni sontuosi e monumentali.Eccovi due casi che mi riguardano personalmente:

1° A Penang vado all’Agenzia della P&O per prendere due passaggi da Penang a Hong Kong: prezzo segnato sul biglietto che mi danno 32 sterline,che io ho in tasca e che tiro fuori.Niente affatto: vogliono essere pagati nella valuta locale (straits dollars) e non c’è ragionamento che tenga.Risultato:ci rimetto lire CENTOQUARANTA.

2° Stamane vado alla Banca Italiana per la Cina accompagnato da un amico e chiedo cento sterline contro corrispondenti “travellers cheques”.Vogliono darmi a intendere che non esiste una sterlina in tutta Shanghai e telefonano-perché io mi impunto-in mia presenza  a varie banche,risultato negativo.

Sono costretto a prendere invece delle cento sterline,1443,60 dollari messicani o di Shanghai,di cui una parte minima mi servirà a pagare domani l’hotel,e il resto dovrò cambiarlo prima di partire domani stesso,convertendolo prima in dollari di Pekino e così successivamente per ognuno dei posti che toccherò via via,lasciando per ognuno varie penne.

E’ una cosa indecente,una vera torre di Babele,creata artificialmente per aumentare l’imbarazzo e il marasma generale: ma se un turista può anche fare a meno di viaggiare come quel famoso capostazione,mi domando che cosa succede nel mondo degli affari! Non può che essere la stasi più completa.E verso questa si cammina a passi da gigante: navi colossali e hotels ancora più colossali che darebbero lavoro a migliaia di persone vuoti o quasi,non si viaggia più e non si spediscono più merci.Il che vuol dire tutto fermo,non più scambi non più modo di guadagnarsi il pane quotidiano per milioni di individui: non se ne esce che con la guerra o con la rivoluzione,entrambe illusorie vie di uscita.

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Shanghai: il Bund la così chiamata passeggiata lungo il fiume Huang-Pu, oggi.

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E qui sentite dire che il Giappone è armatissimo,e attende a piè fermo a CASA PROPRIA l’America e l’Inghilterra nel caso venisse loro l’estro di fargli la guerra: è certo che il Giappone,che già si è preso la Manciuria,cioè un paese grande come tutta l’Europa,può-quando lo voglia-impadronirsi di tutto l’Oriente,ma è furbo e lo farà a piccole tappe se gli riesce e non sarà tanto facile fermarlo,anche se si riuscirà,come si tenta,a far cavare le castagne dal fuoco dalla Russia,la quale credo abbia ancora le ossa che le dolgono per il pestaggio subito una trentina di anni fa.

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Mi accorgo che è ora che parliamo di Shanghai: una magnifica città di circa 4 milioni di abitanti,la 5a per popolazione al mondo dopo New York,Londra,Tokio e Parigi,ricettacolo,come tutte le grandi città,di molti naufraghi.

Ci sono sessantamila russi,giunti qui Dio solo sa in mezzo a quali stenti: ce ne sono di molto intelligenti,uomini e donne,che hanno trovato ottimi impeghi,ma moltissimi vivono alla “Salvatore” e ne vedete rasenti i muri delle case che non chiedono l’elemosina,ma che sono pronti ad accettarla se gliela fate.

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traffico a due ruote formato dai rickshaw

Un movimento straordinario di automobili (non ho visto neppure una Fiat) e di migliaia e migliaia di “rickshaw” regolato a meraviglia da mastodontici indiani fiancheggiati da cinesi: la solita sarabanda di insegne e di festoni e la sera un’illuminazione reclamistica veramente teatrale e di splendido effetto.Magazzeni bellissimi e grandiosi nel centro,e tutta in giro la solita teoria di bottegucce cinesi piene di gente che sta,che va e che viene.

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un vigile urbano “sikh” regola un incrocio a Shanghai negli anni ’30.

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Molti cinema bellissimi,moltissimi dancing notturni (ne abbiamo visto uno solo perché vi fummo invitati, e dove ho sbadigliato per 2 ore e 1/2) il solito intenso via vai sul fiume che scorre a Shanghai che si chiama Huang-Pu,distante 6/7 ore dal mare (al delta dello Yangtze ndr) e sul quale sono ancorate navi da guerra di tutti i paesi e dove vengono pure ad ancorarsi i vapori di tutte le provenienze e di tutti i tonnellaggi.

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La temperatura è alquanto fredda e il freddo lo si sente ancor di più perché ha sempre spirato un indiavolato vento gelido dal Nord,sostituito da due giorni da pioggia dirotta.L’Hotel dove abitiamo ha dieci piani,noi abbiamo la camera all’8° e il restaurant è sui tetti: ci difende dal freddo un radiatore con ben 25 elementi.La città ha l’aspetto cosmopolita,ma la popolazione è quasi tutta cinese: si vede affiorare una società cinese che ha l’aspetto assai distinto,che deve avere molti quattrini,una gran voglia di divertirsi,lussuose automobili e una spiccata tendenza a occidentalizzarsi.Ieri sera per esempio ho visto per la prima volta una cinesina scollata nella schiena fino alla cintola,mentre tutte le sue colleghe sono accollatissime fino alle orecchie.

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La popolazione tanto maschile che femminile non ha più l’aspetto mingherlino,ossuto e macilento che ho visto finora altrove,ma ho visto,specie nel popolo, pezzi di giovanottoni rubicondi,come pure dei bambini rosei e donne dalle larghe spalle quadrate,il tutto sul tipo delle nostre vallate di montagna.Lavoratori anche qui magnifici: sono stato tutto un mattino (mentre Maria scorrazzava in rickshaw a fare acquisti e fotografie) a veder scaricare delle navi : bisogna vedere con che destrezza di mosse portano infilati sulle robuste canne di bambù i pesi più inverosimili in due soli uomini,accompagnandosi con una stranissima nenia del genere di quelle che sentiamo nelle chiese ebraiche in cui l’uno solfeggia un mottetto e l’altro risponde.

A proposito di ebrei siamo stati invitati a un Purim-ball che si svolgeva nel più grandioso dancing notturno di Shanghai : non avrei mai creduto che in pieno Estremo Oriente potessi vedere riprodotti così fedelmente tanti Ottolenghi,tanti Fubini,tanti Ovazza,tanti Ghiron,Olivetti,Foa,Treves,Segre,Levi,Sacerdote ecc e tante donne del tipo Levi-Basevi, Jachia-Olivetti,ecc ecc.(lo zio Oreste è pratico del suo ambiente! ndr).

Era una cosa curiosissima,e ad invitarci fu un nostro amico di Anversa che ci fece conoscere colà una signora russa che parlava magnificamente l’italiano sposata ad un americano,tale Rosenfeld.

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Siamo anche stati a visitare quel sobborgo di Shanghai che i Giapponesi hanno bombardato due anni fa appena,mandando all’altro mondo qualcosa come 50.000 cinesi: ricordo che sulle cartine dei nostri giornali pareva che distasse da Shanghai almeno come Rivoli da Torino,invece è Vanchiglia rispetto a Torino.E’ una cosa penosa vedere questo Chapei (è il suo nome) e già si vedono sorgere qua e là case nuove in mezzo a quelle sfondate.

Shanghai deve essere anche una Babilonia politicamente perché c’è una Concessione Inglese: gli inglesi sono i primi europei arrivati qui (dopo l’italiano Marco Polo) e naturalmente sono i padroni della parte più bella e più centrale della città.

Poi vengono i francesi che hanno un territorio enorme,indi i giapponesi: i tedeschi avevano anch’essi qualcosa che dopo la guerra fu loro tolto,gli italiani – si capisce- hanno nulla. Ma mi dicevano i nostri aviatori che godiamo di molte simpatie: intanto nella faraggine di macchine che vanno e vengono da mattina a sera non ho visto una Fiat,e neppure la gorgonzola non l’ho più vista.

Inglesi e francesi inondano la città dei loro prodotti,specialmente whisky,gin,vini e liquori : e gli americani provvedono in larghissima misura a tutto il resto.Anche i giapponesi,mi si dice,stanno a poco a poco riconquistando terreno mentre prima erano boicottati,i Cinesi si svegliano anch’essi e pare che pensino a soppiantare con banche proprie tutte le banche esistenti.

Ieri sera è arrivato il “Conte Verde” con 6 turisti- 2 donne e 4 uomini- che faranno il viaggio in Cina e Giappone con noi.Si parte stassera a 1/2 notte e fra 48 ore di treno saremo a Pekino.

Si parte senza rimpianto perché c’è un tempo orribile e non si può neppure mettere il naso fuori di casa,con tutto ciò siamo invitati a diversi clubs per oggi pomeriggio e per averci ci manderanno a prendere in auto.

A Pekino cominceremo a vedere la vera Cina,perchè quella di Shanghai è una Cina snaturata,a cui le competizioni politiche delle varie grandi potenze hanno tolto molto dei suoi caratteri peculiari e dove l’affluire di un’enorme congerie di affari e di interessi-almeno in passato- ha creato un ambiente cosmopolita che assorbe e assimila poco a poco il mondo cinese.

Fra meno di tre settimane saremo a Tokyo e là conto di trovare abbondanti e buone notizie di Voi tutti: le nostre saranno meno frequenti e abbondanti perché ricominciano le grandi manovre e anche da Tokyo può essere che non scriva molto nel dubbio di arrivare prima noi che non le nostre lettere.

Tanti saluti a tutti quanti parenti e amici da noi due.

Fto

Oreste

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Lo zio Oreste non è uno storico di professione e forse prima di partire non si era documentato più di tanto salvo sugli orari e le coincidenze di navi come treni.Ed era già un bel malloppo.Lo dico per dargli il giusto credito sui fatti riportati.

La bibliografia su Shanghai è enorme nel web riguardo fatti bellici,politici ed economici che a volte sono in contrasto con quanto lo zio scrive.

Anche “I Ragionamenti” di Francesco Carletti  (1573 – 1636) della Einaudi aprono il discorso riguardo le Indie Orientali.

Oltre a Wikipedia noi vi indichiamo quanto segue in basso:

http://online.thatsmags.com/post/stop-the-presses-101-years-of-old-shanghai-news

http://www.trentoincina.it/mostrapost.php?id=64

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