mal comune è di poca consolazione

agosto 17, 2018 Lascia un commento

 

Quel che resta del ponte d’Avignone

Per saperne di più potete collegarvi al sito:

https://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_di_Avignone

 

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Un camion a pochi metri dal baratro, su quello che resta del viadotto Morandi a Genova
Un camion a pochi metri dal baratro, su quello che resta del viadotto Morandi a Genova (keystone)

Ponti, trema tutta l’Europa

Il crollo di Genova accende i riflettori su studi che denunciano l’insicurezza di centinaia di viadotti: dalla Francia alla Germania, passando per Spagna e Belgio

Il crollo del “Morandi” fa tremare ora tutta l’Europa, che si interroga sullo stato di salute dei suoi ponti. Tornano ad accendersi così i riflettori su studi che denunciano l’insicurezza o la vetustà di molti viadotti e che sarebbero rimasti lettera morta senza la tragedia di martedì a Genova, costata 38 morti (il bilancio delle vittime è ancora provvisorio).

Dalla Francia alla Germania, passando per Spagna e Belgio, i media rilanciano denunce e studi di affidabilità.

Ponti, in Svizzera controlli regolari

Ponti, in Svizzera controlli regolari

TG 20 di mercoledì 15.08.2018

In Francia, secondo uno studio commissionato dal ministero dei Trasporti sui 12’000 ponti della rete gestiti dallo Stato, 4’000 “hanno bisogno di riparazioni” e “nel 7%” delle situazioni prese in esame “i danni sono più gravi, e arrivano fino all’eventualità di “presentare, in futuro, rischi di crollo”, tanto da rendere necessaria la “chiusura preventiva dei ponti alla circolazione dei mezzi pesanti o di tutti i veicoli”. In questa situazione più grave si troverebbero 840 ponti.

In Germania, la Bild ha aperto giovedì con il dossier “i 10 ponti più fatiscenti” del paese. La società che si occupa della manutenzione delle autostrade e delle strade federali ha individuato 800 ponti (sul totale di quasi 39.500) in condizioni di sicurezza “insufficienti”.

10 ponti crollati in 5 anni

10 ponti crollati in 5 anni

TG 20 di mercoledì 15.08.2018

In Spagna “lo stato dei ponti è un segreto”, attacca El Confidencial. Si interroga anche la regione belga della Vallonia con i suoi oltre 4’500 viadotti e ponti, che vengono controllati ogni tre anni, secondo quanto assicura il dipartimento di valutazione tecnica per la gestione di strade e costruzioni.

ATS/M. Ang.

https://www.rsi.ch/news/mondo/Ponti-trema-tutta-lEuropa-10785020.html

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fiume evros,ponti non muri

agosto 17, 2018 Lascia un commento

L’Evros tra Europa e Asia (4)

Tra i molti muri lungo il fiume c’è anche quello bulgaro di 269 chilometri al confine con la Turchia a presidiato dalla BnoShipka

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Sofia, nel 2016, ha eretto un nuovo “muro” alle porte orientali d’Europa. L’ennesimo, in corrispondenza delle rive del fiume Evros (Meritsa in bulgaro, Meriç in turco), che separa Bulgaria, Grecia e Turchia. Una barriera metallica anti migranti, lunga 269 km al confine con la Turchia. Tre i check-point principali: Kapitan Andreevo, nella provincia di Haskovo (in corrispondenza della turca Edirne), l’altro a Lesovo e il terzo, più a est, a Malko Tarnovo. Da qui gente proveniente da Afghanistan, Pakistan, Siria, Iraq e ora anche in fuga dalla Turchia di Erdogan, tenta di arrivare in Europa per fare domanda di asilo.

“Circa 500-600 respingimenti a caldo ogni settimana. Abbiamo notizie di accordi sotto traccia tra poliziotti di frontiera bulgari e turchi per rimandare indietro chi prova ad attraversare il confine. Ecco la ragione più drammatica del calo degli arrivi in Bulgaria nell’ultimo anno”. Iliana Savova, direttrice del programma immigrazione della costola bulgara dell’Helsinki Committee, mostra le cifre sul suo computer. “Il governo di Sofia da tempo non compila nessun report. Impossibile avere cifre precise di quello che accade alla frontiera”. Oltre il 60% di arrivi in meno rispetto al 2017 e la costruzione della barriera metallica c’entra poco. “È costata troppo, ma non è quella che ferma le persone”, commenta. Decisivo è, invece, il serrato pattugliamento dell’area di confine con la Turchia, da parte delle autorità di frontiera bulgare.

Poco dentro i confini, tra i boschi, operano gruppi paramilitari formati da volontari, ex poliziotti e veterani dell’esercito bulgaro. È il caso dell’Unione militare Vasil Levski, nota anche come BnoShipkacomandata da Vladimir Rusev, ex militare in pensione.

Le domande di asilo nel paese sono sempre meno. La maggior parte vengono rigettate e da quel momento per molti si apre un limbo senza fine. Come per André Herve, ospite a Sofia del centro rifugiati di Ovcha Kupel.

Gilberto Mastromatteo – Massimo Lauria

https://www.rsi.ch/news/oltre-la-news/LEvros-tra-Europa-e-Asia-4-10744544.html

il ponte di san luis rey

agosto 15, 2018 Lascia un commento

 

Immagine correlata

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Nel 1714 il ponte di San Luis Rey, che per oltre un secolo è stato la più importante via di collegamento per gli abitanti di Lima e Cuzco, in Perù, crolla improvvisamente, causando la morte di cinque persone.

Fra Ginepro, un frate che si accingeva ad attraversarlo, assiste all’accaduto e, sconvolto dalla tragedia, inizia a porsi delle domande di carattere religioso e morale: chi erano quei cinque e perché si trovarono proprio lì?

Cercando di risalire alle cause del crollo del ponte, la curiosità lo porta a ricostruire le vite dei cinque deceduti nel tragico evento: avevano qualcosa in comune?

Nasce un problema morale su cui si pronuncia anche la Chiesa e che chiama in causa la Provvidenza: si è trattato di una tragedia o di una punizione divina, che ha fatto incrociare i destini dei cinque nel medesimo luogo alla medesima ora?

Il Signore punisce così i malvagi oppure in tal modo chiama a sé gli innocenti?

I quesiti, posti sull’eterna condizione umana e sulla morte, sulla misteriosa complicità di caso e destino, rimarranno inevasi.

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Liberamente ispirandosi al romanzo di Wilder, Indro Montanelli pubblicò nel 1945 in Svizzera il libro Drei Kreuze, poi tradotto in italiano col titolo Qui non riposano, nel quale racconta in prima persona le sorti di tre italiani trovati misteriosamente assassinati in Val d’Ossola.

La storia inizia il 17 settembre 1944 quando un prete seppellisce tre corpi anonimi con altrettante croci prive di nome. Utilizzando una struttura narrativa epigrafica, la risposta al quesito su chi li abbia uccisi (i partigiani o i fascisti?) viene data grazie a un parroco, in procinto di esser deportato in Germania, che consegna all’autore dei fogli manoscritti.

Montanelli consigliava agli aspiranti giornalisti di leggere Il ponte di San Luis Rey, da lui descritto come «alta tecnica narrativa, valevole per tutti gli scrittori, compresi i romanzieri»: «uno dei pochi veri capolavori di questo secolo, per ricostruire le varie vicende umane che avevano condotto tutti quei viaggiatori, sconosciuti l’uno all’altro, a trovarsi su quel ponte al momento della catastrofe».

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_ponte_di_San_Luis_Rey_(romanzo)

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Se può essere utile passate anche su:

https://lusignolo.wordpress.com/2014/07/18/non-siamo-piu-quelli-della-chatillon/

oltre le news

Per video clikkare sul titolo appena sopra.

I Bektashi, quasi una fenice

Morte e resurrezione di una comunità che ha fatto della mediazione interreligiosa uno dei suoi principi cardine e fondanti

Prosegue il nostro viaggio tra popoli e tribù poco conosciute.  Dopo i falasha in Etiopia, i Karen della Thailandia, gli Shipibo-Conibo del Perù, ci occupiamo oggi dei Bektashi d’Albania. La storia recente dei Bektashi è la storia di una fenice: a persecuzioni continue e fasi di clandestinità obbligata, sono sempre seguite le rinascite di questa comunità musulmana che ha nella tolleranza il proprio principio cardine.

Pillole di storia

Su pressione delle monarchie europee che esortano l’impero Ottomano a modernizzarsi, nel 1826 il sultano ottomano Mahmud il Giusto abolisce il corpo dei giannizzeri, composto in gran parte da fedeli Bektashi. 99 anni più tardi, il padre della Turchia moderna post-ottomana, Mustafa Kemal Ataturk sopprime definitivamente l’ordine Bektashi, allo scopo di favorire l’identificazione tra religione sunnita e neonata identità nazionale turca.

Il clero Bektashi si trasferisce allora in Albania, divenuta indipendente nel 1912 e, sotto la protezione di re Zog I, apre la sede ufficiale della comunità a Tirana nel 1929.Negli anni i Bektashi si ritagliano un ruolo importante nella società albanese, arrivando ad essere considerati una comunità religiosa autonoma al pari di musulmani sunniti, cattolici e ortodossi, tra cui si trovano non di rado a mediare. Il volto principale dell’Albania riformatrice, Mehdi Frashëri, due volte primo ministro e ministro degli esteri, non a caso proviene da una famiglia Bektashi.

La fine e la rinascita

La Seconda Guerra Mondiale travolge anche l’Albania, occupata prima dall’Italia fascista e in seguito dalla Germania nazista. In questo periodo i Bektashi partecipano alla resistenza partigiana e contribuiscono a salvare numerosi ebrei. Nel 1945 l’Albania si scopre “l’unico paese europeo con più ebrei alla fine della guerra che all’inizio”. Tacciono i cannoni, inizia la Guerra Fredda. Più stalinista di Stalin, il dittatore comunista Enver Hoxha (a sua volta di origine Bektashi) nel 1967 abolisce l’ordine mistico e dichiara l’Albania “il primo stato ateo al mondo” nel 1976. Si deve aspettare il 1990 per rivedere la libertà di culto in Albania. I Bektashi possono riprendere a praticare la propria fede pubblicamente, svolgendo il loro tradizionale ruolo di mediazione interreligiosa.

Anche grazie ai Bektashi, l’Albania post-comunista si è salvata dai conflitti di matrice etnico-religiosa che hanno invece insanguinato la confinante regione ex-jugoslava.

Marco Carlone

https://www.rsi.ch/news/oltre-la-news/I-Bektashi-quasi-una-fenice-10580829.html

londra e parigi in competizione

Due articoli per parlare di Londra e di Parigi,quello più recente è:

http://hipparis.com/2018/08/07/the-london-experiment-paris-vs-london/

e gode di una serie di fotografie molto piacevoli nella dimensione che noi non possiamo caricare.

L’altro è del marzo del 2017 e si domanda quale delle due capitali sia in testa nella preferenza degli esperti.

Non vi opprimo oltre.

Il sito è: http://www.thelondonmagazine.co.uk/property-experts/expert-opinions/london-vs-paris.html

un parere da michele sul nostro precedente articolo

Michele Catalano in una foto di archivio.

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sì a sinistra…no a destra

 

Jessie Kanelos Weiner is a Paris based artist whose illustrations provide a playful perspective +

A proposito di Jessie Kanelos Weiner

Jessie Kanelos Weiner è un’illustratrice, autrice e stilista americana che vive e lavora a Parigi. Ha disegnato costumi per TV, teatro e cinema a New York, sviluppando il suo stile “acquerellato”. Attualmente crea immagini pubblicitarie per clienti internazionali tra cui Nespresso, Free People, Pinterest, Instagram Francia, Rizzoli e Hachette e molti altri.Le sue illustrazioni ad acquerello sono apparse in pubblicazioni come Vogue e The Wall Street Journal. Conduce un seguitissimo blog in Francia e pubblicato una serie di libri di cucina. Attualmente insegna al Paris College of Art.

http://www.jessiekanelosweiner.com

detto questo, vale la pena di analizzare più a fondo l’opera di Jean Modeste che, a mio modesto parere, esprime in maniera assolutamente originale e autonoma il concetto di “english breakfast”: uova, bacon, succo d’arancia, pane tostato e caffe’ diventano gli elementi – nell’intuizione dell’artista – di una sorta di “natura silente” di ispirazione impressionista e di carattere espressionista, che trova nella pennellata ampia e decisa e nei colori forti e decisi la chiave di lettura di un soggetto tanto insolito quanto interessante dal punto di vista del “vissuto” quotidiano e della riflessione che ne può scaturire, mediata dalla sensibilità, dalla curiosità e dalla capacità introspettiva dell’artista.

Complimenti
Michele Catalano.

hipparis

Jessie Kanelos Weiner is a Paris based artist whose illustrations provide a playful perspective

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Questo uovo al tegamino che credo sia fatto all’acquerello e trovato al seguente sito:http://hipparis.com/ ….ci ha portato a ricordare una serie di coloriture effettuate dal nostro Jean Modeste su di un tema similare nell’ambito dell’english breakfast,cioè la prima colazione inglese.

Uova,toasts,pancetta,succo d’arancio.

L’invito ai lettori per chi lo vuole fare è solo quello di dare un voto alla versione che piace di più scrivendolo con due righe sui commenti.Vale anche mandarlo tramite un mi piace di FBook.

Non si vince nulla.

Grazie.

 

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