rassegna artistica a novara

gennaio 16, 2019 Lascia un commento
"OTTAVA EDIZIONE DEL TROFEO GAUDENZIANO a cura di Vincenzo SCARDIGNO Tradizionale rassegna artistica in occasione della festa patronale di SAN GAUDENZIO con un omaggio al Maestro Angelo BOZZOLA e il contributo critico di Giovanni CORDERO Promosso da ART ACTION con la collaborazione del COMUNE DI NOVARA e il patrocinio della PROVINCIA DI NOVARA il “Trofeo Gaudenziano” è già da qualche anno divenuto un atteso evento espositivo che offre alla creatività degli artisti un’occasione per conoscersi e confrontarsi attraverso una molteplicità di linguaggi espressivi di varie tendenze artistiche dall'iperrealismo all'astrattismo fino allo sperimentalismo contemporaneo, elaborate da ogni artista secondo un background personale, che ha in qualche modo forgiato il proprio modo di interpretare e di esprimersi artisticamente. Arte contemporanea in occasione della festa patronale di San Gaudenzio che si inserisce nel calendario delle attività novaresi a celebrazione del Santo per creare un coinvolgimento pubblico sentito e spontaneo nell’ambito culturale novarese. INAUGURAZIONE Sabato 19 gennaio 2019 presso il Complesso Monumentale del Broletto di Novara. > Ore 17.00 inaugurazione mostra dell’ottava edizione del “Trofeo Gaudenziano” > Ore 18.30 promosso dalla PRO LOCO DI NOVARA avrà luogo la presentazione del libro di Loredana BERARDI, “Dentro L’Oscurità”, Casa Editrice Gruppo Albatros il Filo di Roma, Novembre 2018, a cura di Caterina ZADRA con interventi e contributi critici di Gabrio MAMBRINI. La presentazione sarà corredata da alcune immagini create ad hoc per l’opera, a cura di Pietro CORDONE. PREMIAZIONE Domenica 27 gennaio 2019 presso il Complesso Monumentale del Broletto di Novara. > Ore 17.00 premiazione delle opere più votate dalla giuria popolare, composta dai visitatori della mostra, che avranno espresso tre preferenze su un’apposita scheda di votazione. In aggiunta alla giuria "popolare" anche una giuria "speciale" per l’assegnazione del Premio della critica che prevede l’ammissione diretta tra i finalisti della prossima edizione del Premio Nazionale d’Arte Città di Novara."

GEN19

8 TROFEO GAUDENZIANO CON UN OMAGGIO AL MAESTRO ANGELO BOZZOLA

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 ·Organizzato da Il Gusto dell’Arte
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TRADIZIONALE RASSEGNA ARTISTICA IN OCCASIONE DELLA FESTA PATRONALE DI SAN GAUDENZIO CON UN OMAGGIO AL MAESTRO ANGELO BOZZOLA
a cura di Vincenzo ScardignoCon la collaborazione del Comune di Novara e il patrocinio della Provincia di Novara, il Trofeo Gaudenziano è già da qualche anno divenuto un atteso evento espositivo che offre alla creatività degli artisti un’occasione per conoscersi e confrontarsi attraverso una molteplicità di linguaggi espressivi di varie tendenze artistiche dall’iperrealismo all’astrattismo fino allo sperimentalismo contemporaneo, elaborate da ogni artista secondo un background personale, che ha in qualche modo forgiato il proprio modo di interpretare e di esprimersi artisticamente.Arte contemporanea in occasione della festa patronale di San Gaudenzio, che si inserisce nel calendario delle attività novaresi a celebrazione del Santo per creare un coinvolgimento pubblico sentito e spontaneo, lasciando il giudizio dei vincitori ad una giuria popolare, composta dai visitatori della mostra, che dovranno obbligatoriamente esprimere tre preferenze su un’apposita scheda di votazione.

In aggiunta alla giuria “popolare” anche una giuria “speciale” per l’assegnazione del Premio della critica che prevede l’ammissione diretta tra i finalisti della prossima edizione del Premio Nazionale d’Arte Città di Novara.

Altro…

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poco allegro,ma interessante

gennaio 15, 2019 Lascia un commento
(iStock)
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Vizi Monetari

di Christian Marazzi

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Uno fra i tanti fattori d’incertezza che accompagnerà l’evoluzione delle principali economie (Svizzera compresa) nel corso di questo nuovo anno è costituito dalle politiche monetarie delle Banche centrali.

Dopo anni di politiche monetarie ultra-espansive volte a mitigare gli effetti della crisi finanziaria esplosa nel 2008, le Banche centrali hanno deciso di ritornare a politiche monetarie più normali, con tassi d’interesse più elevati e minore creazione di liquidità eccezionale da iniettare nel sistema finanziario.

L’obiettivo di questa normalizzazione monetaria è quello di permettere alle Banche centrali di prepararsi ad intervenire nell’eventualità di una nuova recessione economica: infatti, se si continua imperterriti con tassi d’interesse prossimi allo zero, come si può poi ridurli nel momento in cui le economie dovessero entrare in recessione?

Così, almeno, dice la teoria che sta alla base delle scelte di politica monetaria delle Banche centrali.

Ma che le cose siano un po’ più complesse della teoria (monetarista) lo dimostra il fatto che proprio nel paese in cui l’economia non rallenta, cioè gli Stati Uniti, il presidente  Donald Trump teme fortemente che una politica monetaria più normale, cioè meno espansiva, come quella perseguita da qualche mese dalla Federal Reserve, finisca col penalizzare i colossi industriali americani, come ad esempio la Apple o l’industria automobilistica, minacciate dal rallentamento della crescita cinese come anche da uno sviluppo tecnologico cinese fenomenale.

Se Trump, come prevedibile, dovesse avere la meglio sul presidente della Fed, Jerome Powell, si ritornerebbe ad una politica monetaria espansiva, basata sulla crescita dell’indebitamento pubblico e privato e su una finanziarizzazione spietata.

Si tornerebbe, in altre parole, agli stessi processi che hanno favorito i pochi a svantaggio dei molti.

Anche la politica di Quantitative easing, il programma di acquisti di titoli pubblici e obbligazioni private lanciato dalla Banca centrale europea nel marzo del 2015 e che si è concluso alla fine del 2018, rischia a suo modo di incorrere nel medesimo circolo vizioso.

È stato un programma che ha certamente beneficiato le finanze pubbliche di paesi come l’Italia, fosse solo per aver contribuito non poco a tenere basso il servizio su un debito pubblico non indifferente. Ma in Europa, come d’altronde ovunque, il Quantitative easing non  ha in alcun modo contribuito alla crescita dell’economia reale.

Ha, invece, favorito la crescita delle rendite finanziarie, le rendite dei grandi investitori sui mercati borsistici, aggravando le disuguaglianze in modo insopportabile e, come in Francia, ingovernabile.

Il che fa supporre che anche in Europa le politiche monetarie espansive non siano affatto relegate al passato, ma destinate a ritornare. E a ritornare con tutte le loro contraddizioni.

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il cavalier massimo d’azeglio,critico e pittore.

gennaio 11, 2019 Lascia un commento

Immagine correlata

Un’opera di Massimo D’Azeglio

« Ricordo agli italiani che l’indipendenza di un popolo è conseguenza dell’indipendenza dei caratteri. Chi è servo di passioni municipali o di setta non si lagni d’esserlo degli stranieri ». Et encore : « L’indipendenza non vale d’averla su la lingua se non s’ha nel cuore, ed in tutto : anche nell’arte »

27.https://journals.openedition.org/italies/1556?lang=it

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Tra la carriera militare e quella del pittore scelse questa ultima e si trasferì a Roma a vent’anni circa e senza un soldo in tasca ritenendo che a Torino mancassero buoni maestri e pure i turisti che spendevano.

Più o meno la racconto sunteggiando da un capitolo tratto da “I miei ricordi” che narra la vita di Massimo D’Azeglio,pittore,romanziere e statista come lui la scrive.Fu Primo Ministro sotto Vittorio Emanuele II dal 1849 al 1852 pur non essendo un cacciatore di cariche pubbliche e di onori ma solo motivato dallo spirito di obbedienza verso il Sovrano.

Era nato nel 1798 e morì nel 1866.Visse quindi un’epoca segnata da Napoleone e l’invasione dell’Italia (che non c’era ancora),l’annessione del Piemonte all’Impero,moti rivoluzionari di qua,restaurazioni di là e poi il Risorgimento.

Del suo soggiorno a Roma ne esce un ritratto della società papalina che ci permette di capire tante cose alcune delle quali tramandate sino a noi,e non ultima del come avvenne poi la liquidazione di tanti privilegi ecclesiastici.

Un cittadino piemontese del Regno di Sardegna faceva fatica ad accettare quei costumi della Roma corrotta di prima dell’annessione dove un cittadino romano invece si trangugiava tutto con sano fatalismo.

Cosa ci conta sull’arte il nostro autore ispirato dal suo senso critico?

Che il capitolo è dedicato a tutti quanti amano dipingere e che quindi lo possono capire,suggerendo invece ai non interessati a passar oltre,a non perdere del tempo dietro alle sue considerazioni che qualcuno può trovare invece piacevoli ed ancora attuali.

Stringendo a più non posso ecco come ne esce il nostro sunto:

“Supponete una città di 50mila anime,dunque circa 25 mila maschi di cui 15mila adulti,e perciò circa 15mila teste che richiedono un cappello.Ci sono cappellai che li provvedono,se il lavoro cresce chiamano altri garzoni.Se cala,li rimandano,e questi cercano un nuovo cielo.

Così tutti campano,e nessuno s’ha da incaricare di loro.

Ma viene al mondo un grand’uomo che diventa ministro e si persuade che bisogna proteggere la cappelleria,istituisce quindi un’accademia e vi chiama i più distinti cappellai del paese,li paga bene,e quelli insegnano meglio,di modo che ogni anno si mettono in attività tanti cappellai nuovi dei quali non c’è bisogno affatto perchè non ci sono più capi da coprire.

Questi cappellai extra non avendo pane si lamentano ed allora le anime buone fondano una società onde comprare cappelli d’avanzo,tanto da dare da vivere ai cappellai,d’avanzo anch’essi.

Stanziati i fondi uno si interroga.Non era meglio risparmiare sulla spesa pubblica ed evitare la fabbrica dei cappellai dei quali non c’era già bisogno per mancanza di lavoro?

Questa forma di protezione detta società promotrice ha per altro due inconvenienti.

Primo,quella di stancare il prossimo a forza di strofinargli sotto il naso queste benedette belle arti.Non ci si può più nascondere senza trovare queste mostre perenni che si susseguono una dopo l’altra e che interessano a ben pochi.

Secondo inconveniente: chi espone vuole anche vendere.Se si vende si mette in circolo del denaro che aiuta gli eventuali creditori dei nostri pittori.Sarti,calzolai,negozi di colori,etc.

Per conseguenza si mette in moto un movimento di compari e comari,protettori amici e si va a fare le riverenze a ministri,impiegati,uscieri,e non si tralasciano tutti quegli invisibili fili di sesso femminino che danno occulto moto ai meccanismi della società.

E quella tal protezione diventa infine un’opera di misericordia senza che sia d’aiuto al gusto del pubblico e neppure degli artisti.

Infatti quel desiderio o necessità di vendere porta al bisogno di farsi osservare e distinguere per divenire un artista alla moda.Per cui in luogo di produrre ciò che piace all’artista costui finisce col riprodurre quanto è tendenza di mercato e porta soldi,e l’arte diventa un contraffare più o meno esatto e felice.

Intendendo la parola contraffare come riproduzione di idee altrui e ben poco originali tali solo da camuffare la propria personalità presentando un’anima fasulla in luogo della propria.”

Cap.XVIII e seguenti.

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l’inventiva della sublime porta

gennaio 7, 2019 Lascia un commento

La Sublime Porta in epoca ottomana.

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Turismo medico a Istanbul

La Turchia è diventata il Paese al mondo nel quale si effettua il maggior numero di trapianti di capelli (ma anche di baffi e barbe)
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(©Italo Rondinella)

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Le pubblicità compaiono a raffica sia sulle pagine dei giornali sportivi sia nelle bacheche dei social network: “Trapianti di capelli in Turchia”. Dall’Europa o dal Medio Oriente, senza tralasciare la Russia, a Istanbul arrivano ogni settimana sempre più stranieri nella speranza di recuperare l’acconciatura perduta.

Solo l’anno scorso, il turismo medico nel suo complesso ha portato 700’000 presenze e un giro d’affari di 1,5 miliardi di dollari tra entrate delle cliniche e indotto di alberghi e ristoranti. E oggi che la Turchia è uscita dal tunnel degli attentati e dello shock postgolpe e viaggia verso il record di visitatori dall’estero, un contributo importante giunge proprio da questo settore.

Un boom motivato con i prezzi bassi – tra svalutazione della lira turca e salari più bassi gli interventi costano meno della metà che in Europa – accompagnati da vicinanza e fascino della meta.

Così la Turchia è diventata il Paese in cui si fanno più trapianti di capelli al mondo.

 

Per dare la caccia ai pazienti stranieri, molte cliniche hanno aperto uffici di rappresentanza a Roma, Parigi o Zurigo, in modo da ridurre le distanze. Istanbul è anche un hub per il turismo estetico da tutto il Medio Oriente.

Molti arabi arrivano per farsi trapiantare barba o baffi. E non mancano neppure le operazioni di chirurgia plastica tradizionali. Un business che il governo turco cerca di stimolare offrendo incentivi e promuovendo fiere internazionali.

Il risultato è un’ondata che fa felice medici e albergatori ed è diventata evidente anche nella quotidianità: a chiunque si trovi a passare in città o anche solo dagli aeroporti di Istanbul, difficilmente sfuggiranno tra la folla le teste rasate e circondate da una sorta di fascia da tennista che si aggirano sognando di ritrovare la chioma che fu.

Cristoforo Spinella

https://www.rsi.ch/news/oltre-la-news/Turismo-medico-a-Istanbul-11266128.html

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https://it.wikipedia.org/wiki/Sublime_porta

signori e signore…asta in tivvu

gennaio 6, 2019 Lascia un commento

Il battitore nelle aste e vendite all’incanto è colui che descrive l’oggetto, ne indica il prezzo base, raccoglie le successive offerte e, battendo un colpo col martello, lo aggiudica al miglior offerente

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I quadri alle spalle del battitore sono tutti riferiti ad opere di Paracchini, il nostro concittadino.

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Eccolo che arriva da sinistra per essere intervistato sui suoi trascorsi artistici.

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Un insegnante…come Paracchini tutti i giorni è dinanzi ad una telecamera,anche in aula supponiamo,e non patisce lo stress da emozione…non è vero professore?

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io dico che ce la farò…

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questo è solo l’inizio con la base d’asta…

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poi pian piano i prezzi aumentano e vedi che la tensione si scioglie

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Qui pare addirittura che fischietti…bravo professore.

Ad onore del vero abbiamo dovuto interromperci sul più bello e non sappiamo come si sono messe poi le cose ma le premesse che stiamo vedendo insieme sono buone e sicuro che la vendita è stata un successo.

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cina,una o tante?

gennaio 5, 2019 Lascia un commento

Foto ricordo dell’editore con un colosso di ristorante alle spalle ubicato su di un battello,ad Hong Kong nella baia di Aberdeen.

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Partimmo da Francoforte per Hong Kong con Lufthansa che era ancora un bel viaggiare,eravamo in due,chi mi accompagnava era un tecnico,ed albergammo a Kowloon nella penisola in un buon hotel di dove a due passi ce n’era un altro con un ottimo ristorante internazionale.

Caldo.Caldo dappertutto,non ricordo se fossero i primi di settembre.

Direzione Guangzhou in Cina,a motivo di un reclamo danaroso.

L’antica Canton.Due ore di ferry veloce da Hong Kong ed un’altra ora in auto.Anno? Probabilmente il 1995.

Buon albergo anche in Cina dove sostammo una sola notte e poi una cena festosa all’aperto,in tanti,con tante portate,si andava con facilità dal pollo al pesce e tanti brindisi.

Ma non la spuntammo,il reclamo era valido ed il cliente che era un giapponese e presente,ci fece a fettine.

I cinesi dovevano solo confezionare il prodotto che gli avevamo inviato e destinato al Giappone.

L’indomani rientrammo ad Hong Kong in attesa del volo di ritorno.

Ricordi?

Le tante biciclette delle maestranze posteggiate in cortile,era un’azienda che occupava 900 persone.

A Hong Kong la prima volta che la visitai era il 1974,c’era ancora l’Union Jack che sventolava e in porto restava una nave da battaglia inglese.Mi presi il primo uragano della vita che fu un’esperienza soprattutto nel volo che feci il giorno successivo per spostarmi a Singapore,si ballò dal decollo a quasi l’atterraggio.

Al solito,viaggio di lavoro.

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(©Gabriele Battagllia)

La Cina, 46 anni dopo (1)

Viaggio sulle orme di Michelangelo Antonioni, il regista che mostrò la molteplicità di Chung Kuo e fu tacciato d’essere anticinese

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1972. Michelangelo Antonioni sbarca in Cina con una troupe della Rai. È stato invitato dal numero due del potere cinese, Zhou Enlai, per girare un documentario che racconti un enorme paese allora piuttosto chiuso. Antonioni e i suoi non sanno assolutamente nulla della Cina e i funzionari del Partito comunista consentono loro di visitare solo pochi, selezionati luoghi: quelli in grado di trasmettere l’immagine dei progressi compiuti da “Xinhua”, la “nuova Cina” di Mao Zedong. Sarà l’inizio di un rapporto difficile tra il regista italiano e il potere cinese, che si prolungherà anche e soprattutto dopo l’uscita del film.

Antonioni sceglie di mettere l’uomo al centro, il “nuovo uomo” del socialismo e – quando riesce a sfuggire alle guide cinesi infilandosi in qualche villaggio della Cina profonda – ne dà una rappresentazione cruda, reale, riprendendo scene di vita quotidiana semplice, spesso misera. Ma questo si scontra con l’estetica monumentale della Rivoluzione Culturale che dilagava in quegli anni, fatta di pose eroiche e giovani vibranti che sventolano il libretto rosso di Mao. All’uscita del film, cominceranno i guai: “Chung Kuo” – questo il titolo del documentario, che significa semplicemente “Cina” – verrà messo all’indice da Pechino e Antonioni sarà accusato di essere un “clown anticinese”.

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Nel 2018 siamo tornati sulle orme di Antonioni, abbiamo visitato i luoghi da lui filmati e incontrato alcune delle persone riprese 46 anni prima. In questa mini-serie raccontiamo alcune piccole storie, in attesa del documentario che uscirà nei prossimi mesi.

Gabriele Battaglia

(Un reportage esteso del viaggio sulle orme di Michelangelo Antonioni è stato scritto da Junko Terao per Internazionale. Accompagnare la visione dei multimedia di questa serie con la lettura di quel resocontopuò restituire una visione più completa del progetto).

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https://www.rsi.ch/news/oltre-la-news/La-Cina-46-anni-dopo-1-11259015.html

La Cina, 46 anni dopo (2)

La Cina, 46 anni dopo (2)

La storia di Chung Kuo letta da due contadini già capi di un villaggio scomparso: “Ai tempi di Mao andava bene Mao, oggi va bene Xi”

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La Cina, 46 anni dopo (3)

La Cina, 46 anni dopo (3)

Storia di Zhao Guolin, l’uomo ripreso da Michelangelo Antonioni e che, dopo 46 anni, non vuole più correre rischi nel suo villaggio

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(©Gabriele Battaglia)

La Cina, 46 anni dopo (4)

La cuoca, allora ventenne, che scrisse nel 1974 una lettera di critica contro il “clown anticinese Antonioni” si racconta e si scusa

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Ultima puntata del nostro viaggio nella Cina tra ieri e oggi sulle orme di Michelangelo Antonioni. Quando la troupe che sta girando “Chung Kuo” arriva a Suzhou, nel 1972, l’impressione di tutti è notevole. La vita della città si svolge sui canali di una vera e propria “Venezia d’Oriente”. Forse per dare un po’ più di enfasi alla narrazione, il giornalista al seguito della spedizione, Andrea Barbato, fa dire allora alla voce narrante che la troupe entra “nel miglior ristorante della città”. E chi c’era, racconta ancora oggi che questo ristorante fu scoperto “per caso”.

Nulla di tutto ciò è vero: “Era un ristorante qualsiasi”, ci dice oggi Ouyang Juanjuan, la cuoca che 46 anni fa gestiva quel ristorante. “Ce ne erano molti altri anche migliori”. E poi racconta come tutto fosse pre-organizzato dalle autorità cinesi, che portarono Antonioni e i suoi a fare un sopralluogo e poi trasformarono un ristorante musulmano che cucinava solo cibo halal in un locale tipicamente cinese. L’aneddoto ci fa riflettere su cosa significhi rappresentare la realtà, così come Antonioni proclamava di voler fare con “Chung Kuo”: verità o verosimiglianza?

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Oggi la “cuoca di Suzhou”, Ouyang Juanjuan, ne ha fatta di strada, ma si rammarica ancora molto per essere stata costretta a scrivere una lettera di critica contro “il clown anti-cinese” Antonioni nel marzo 1974. Quando siamo andati a trovare Ouyang, nel cortile del gruppo di case dove abita  c’erano cumuli di rifiuti abbandonati: mobili, scarti, rottami. Abbiamo poi saputo che lei ha chiesto all’amministrazione condominiale di portare via tutto proprio perché noi, stranieri, avevamo visto. E questo era vergognoso.

Esiste un tratto comune tra la Cina di Antonioni e la Cina di oggi, una “mania” che anche chi in Cina fa lavoro giornalistico conosce bene, perché gli crea problemi nel suo rapporto con il potere: è l’idea che si debbano per forza mostrare le “cose belle” e non quelle brutte o problematiche. Antonioni e il suo “Chung Kuo”, nel loro intento di mostrare la Cina così com’era, vi rimasero intrappolati.

Gabriele Battaglia

https://www.rsi.ch/news/oltre-la-news/La-Cina-46-anni-dopo-4-11265444.html

curiosità sull’epifania

gennaio 4, 2019 Lascia un commento
A me è successo di chiedere a degli ebrei di Istanbul che lingua parlassero tra di loro,erano parenti,e miei clienti.Mi risposero candidamente che parlavano aramaico già che discendevano dagli ebrei deportati in Persia nel 600 avanti Cristo circa.Il cosiddetto esilio babilonese.
Non me lo sarei mai aspettato.
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Oggi arrivano i Re Magi, ma chi erano? E da dove venivano?

Le scritture si limitano a parlare di ‘alcuni’ Magi, ma non ci dicono che erano tre, cioè tanti quanti erano i doni citati (oro, incenso e mirra) e tanto meno ci dicono che i loro nomi fossero Gaspare, Baldassarre e Melchiorre

Dal blog di Riccardo Petroni – 05 gennaio 2018 – 20:37

Le prime persone che si presentarono per conoscere il neonato Gesù furono dei pastori. E poi arrivarono dei Magi.

 

“Alcuni Magi  giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: dov’e’ il Re dei Giudei che e’ nato?”.

 

Le scritture si limitano a parlare di ‘alcuni’ Magi, ma non ci dicono che erano tre, cioè tanti quanti erano i doni citati (oro, incenso e mirra) e tanto meno ci dicono che i loro nomi fossero GaspareBaldassarre e Melchiorre.

 

Per risalire ai nomi dei Re Magi bisogna infatti ricorrere al Vangelo dell’Infanzia Armeno, apocrifo e dunque eretico:

 

“I re magi erano tre fratelli: il primo Melkon, regnava sui persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli indiani, e il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli arabi.

Essendosi uniti insieme per ordine di D-o, arrivarono nel momento in cui la vergine diveniva madre“.

 

Interessante evidenziare a questo riguardo che nel 1985 gli archeologi hanno individuato in alcuni monasteri copti nel deserto, in Egitto, alcune celle con graffiti del VII secolo, riportanti iscrizioni con nomi molto simili a quelli tramandatici dalla tradizione.

 

I Re Magi  erano sacerdoti, saggi e astrologi. E su questo concorda Papa Ratzinger“Appartenenti alla casta sacerdotale persiana, forse erano astronomi. Erano sapienti venuti dall’Oriente.”

 

Venivano dunque dalla Persia e si ritiene fossero ‘zoroastriani‘.

 

Nel ‘Vangelo Arabo dell’Infanzia’, sempre apocrifo, quindi eretico, così  si legge:“Dei Magi vennero a Gerusalemme, come aveva predetto Zaratustra, portando con se’ dei doni”.

 

Fondamento essenziale del dualismo di Zoroastro (630 a.C. – 750 d.C.) era la distinzione fra bene e male che non riguarda solo gli uomini, ma il mondo intero. Zoroastro propugnava la necessità di combattere incessantemente contro il male e di ricercare costantemente la verita’.

 

Fin dai primi secoli del cristianesimo alla presenza dei Magi è stata riconosciuta una forte positività, legata alla filosofia della ricerca della luce spirituale e del rifiuto delle tenebre che essi seguivano. Erano dunque sacerdoti, cioè uomini di preghiera.

 

Comunemente si ritiene che queste figure, così enigmatiche, non avessero niente a che fare con la storia di Gesù e tanto meno con il suo contesto, collocato nella Palestina del I secolo.

Ma non è così.

 

Se i Re Magi infatti venivano dalla Persia, ecco che è altrettanto certo che vi fosse un legame molto stretto fra le due culture e religioni: l’ebraismo e lo zoroastrismo.

 

Innanzitutto e’ infatti necessario ricordare che all’epoca era presente in Persia (come ancora oggi) una forte comunità ebraica, derivante dalla Diaspora Babilonese, ovvero dalle deportazioni di ebrei in Persia, che iniziarono nel 597 a.C.

 

E poi non dimentichiamoci che la lingua più parlata in Palestina, a seguito di ciò e del rientro di un grosso gruppo di ebrei che avvenne nel 396 a.C., era l’aramaico, lingua di origine giustappunto persiana parlata dallo stesso Gesù.

 

Magi seguivano una stella cometa:

 

“Ed ecco la stella, che i Re Magi avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finche’

giunse e si fermo’ sopra il luogo dove si trovava il bambino”.

 

Gli annali astronomici cinesi segnalano, secondo gli esperti, l’apparizione di un oggetto brillante nel febbraio/marzo del 5 a.C. Fu  visibile per circa 70 giorni tra le costellazioni dell’Aquila e del Capricorno e pertanto osservabile da Gerusalemme, in direzione sud, verso Betlemme.

 

Che questa congiunzione fosse conosciuta e seguita con molto interesse, lo attesta il ritrovamento da parte degli archeologi di due importanti reperti. Il primo è un papiro egizio, che oggi si trova a Berlino, che riporta i movimenti dei pianeti tra il 17 ed il 10 d.C. L’altro è una tavoletta di argilla scritta in caratteri cuneiformi, ritrovata nella città di Sippar, a nord di Babilonia, che contiene una serie di previsioni astronomiche proprio per l’anno 7 a.C.

 

Entrambi i reperti citano la straordinaria congiunzione tra Giove e Saturno che avvenne in quell’anno. Evento che accade solo ogni 805 anni.

 

Un’altra testimonianza sulla stella di Natale è stata quella del famoso astronomo polacco Keplero. Fu testimone della spettacolare esplosione di una supernova (congiunzione  tra Giove e Saturno  nella costellazione dei Pesci) avvenuta alcuni giorni prima del Natale del 1603.

 

In quell’occasione lo scienziato riporta  che lo stesso fenomeno era avvenuto anche nel 7 a.C. Ci riferisce che detto evento, che può durare fino ad un mese, fu rarissimo, in quanto Giove e Saturno si  avvicinarono per ben  tre volte alla costellazione dei Pesci, fino a circa un grado di separazione angolare (due volte la grandezza apparente della Luna piena), rispettivamente il 29 maggio, il 29 settembre e il 4 dicembre di quell’anno.

 

Riguardo a queste testimonianze è bene ricordare che la data di nascita piu’ probabile attribuita a Gesu’ e’ proprio fra il 4 a.C. ed il 7 a.C., posto che Erode, vivo alla nascita di Gesù, morì nel 4 a.C.

 

Su quanto sopra concorda Papa Ratzinger:

 

“La grande congiunzione di Giove e Saturno nel segno zodiacale dei Pesci negli anni 7-6 a.C. sembra essere un fatto accertato.

La determinazione della data di nascita di Gesu’ risale al Monaco Dionigi il Piccolo, che nei suoi calcoli, fissandola nell’ 1 a.C., evidentemente sbaglio’ di alcuni anni,

La data storica della nascita di Gesu’ e’ quindi da fissare qualche anno prima”.

 

Ma i Vangeli continuano così:

 

“Al vedere la stella i Re Magi provarono una grandissima gioia.

Entrati nella casa videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono”.

 

Era nata una stella, diremmo oggi: era  nato Gesù.

 

I primi ad attestare la sua nascita – come abbiamo visto – furono dunque dei pastori e dei Re Magi, figure all’epoca prive di qualsivoglia capacità ed attendibilità giuridica.

 

I Re Magi in quanto non ebrei. I pastori in quanto, nella cultura ebraica, erano considerati ‘impuri’ e quindi senza alcun diritto di comparire in tribunale in qualità di testimoni.

 

Dunque l’ attestazione relativa alla nascita di Gesu’ sia degli uni che degli altri non aveva alcun valore.

 

Questo particolare, riportato dagli Evangelisti, a totale discapito della credibilità dei loro scritti, confermerebbe, proprio per questo, la loro attendibilità.

 

Che motivo avrebbero infatti avuto gli Evangelisti a riportare questa circostanza, cosi’ imbarazzante?

 

E’ interessante infine ricordare che Marco Polo nel suo ‘Il Milione’ afferma di aver visitato le tombe dei Magi nella città di Saba, a sud di Teheran, intorno al 1270:

“In Persia è la città ch’è chiamata Saba, da la quale si partiro li

tre Re ch’andaro adorare D-o quando nacque. In quella città son seppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co’ capegli: l’uno ebbe nome Beltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò più volte in quella cittade di quegli III re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano III re seppelliti anticamente”.

 

Gli astrologi ed i saggi d’oriente si erano dunque messi in viaggio, in quanto assolutamente sicuri che una figura regale sarebbe nata in quel periodo in Israele e che questo avrebbe dato il via ad una nuova era di umanità e di giustizia e sarebbe stata una congiunzione stellare a segnalare loro il cammino: e cosi’ e’ stato, tanto che ancora oggi la storia e’ divisa in prima e dopo di lui ed il nome più cliccato nel web e’ proprio il suo: Gesù.

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