città….Lo sviluppo economico e’ un processo “fai da te”
Lo sviluppo’ e’ un processo “fai da te”; un’economia o si sviluppa da se’ o non si sviluppa.
Tutte le economie sviluppate del nostro tempo sono state arretrate in qualche tempo del passato, ma hanno trovato una via per superare la loro arretratezza e hanno trovato ciascuna una via originale allo sviluppo. Tali economie hanno accumulato esperienze e hanno saputo dimostrare come ci si possa sviluppare.
Storicamente, troviamo due caratteristiche principali: la dipendenza delle citta’ arretrate le une dalle altre, e l’improvvisazione economica.
Lo Scia’ di Persia e Pietro il Grande (vedi allo Scia’: qui) e i loro consiglieri erano ben lontani dal sentiero della costruzione di uno sviluppo economico in quanto provavano a forzare lo sviluppo in maniera semplicistica, come se lo sviluppo fosse una semplice transazione commerciale con le economie piu’ avanzate, come se lo sviluppo si potesse comprare.
Lo Scia’ di Persia e Pietro il Grande (link a Pietro il Grande: qui) facevano affidamento su questo principio e hanno distrutto le loro economie locali, le loro piccole imprese che erano ad uno stato piu’ arretrato ma armonioso. Hanno distrutto il processo di sperimentazione dei loro piccoli imprenditori locali sperimentavano, rischiando il proprio lavoro ed il proprio capitale, cosa fosse utile e profittevole in quelle regioni.
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Lo Scia’ di Persia (link) non era il primo sovrano assoluto a pensare che si poteva acquistare lo sviluppo economico. Nella prima parte del diciotteesimo secolo, Pietro il Grande cerco’ di acquistare un’economia sviluppata per la Russia attraverso l’acquisto di beni produzione provenienti dall’Olanda e da altre economia sviluppate dell’epoca.
Assistito e consigliato da esperti dell’Europa Occidentale, i masachuseti della sua epoca, Pietro compro’ centinaia di fabbriche provenienti dall’Europa Occidentale, dalle fonderie alle chiuse dei canali, dalle fabbriche tessili e le importo’ tutte nella sua nuova citta’ modello a cui San Pietroburgo aspirava.
Pietro era molto ammirato nei circoli intellettuali illuministi dell’Europa Occidentale per aver iniziato la modernizzazione della Russia, proprio come lo Scia’ era ammirato dagli Occidentali per aver iniziato la moderizzazione dell’Iran.
Nel caso di Pietro, i soldi provenivano dalle tasse pagate dai suoi sudditi, in particolare dai contadini delle campagne, visto che la maggior parte della ricchezza delle Russia proveniva dall’agricoltura. Nonostante tutti soldi spesi per comprare queste fabbriche e trasportarle a San Pietroburgo, l’economia Russa non procedette nel modo in cui Pietro il Grande aveva previsto, cioe’ come le avanzate economie dell’Olanda e dell’Inghilterra di allora.
Come lo Scia’, Pietro il Grande penso’ allo sviluppo come ad una collezione di mezzi di produzione, non come ad un processo di cambiamento. Il processo in se’ era qualcosa che Pietro non poteva comprare e che l’Europa Occidentale non poteva vendere. L’Europa Occidentale era coinvolta nei processi che continuavano a svilupparsi in molti e variegati modi, mentre la Russia, non avendo un’economia complessa, aveva una economie arretrata e poco efficace a creare ricchezza. Per cui, negli anni seguenti ai costosi acquisti di Pietro, il divario fra le economie dell’Europa Occidentale e della Russia anziche’ ridursi, si amplio’.
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Un giornalista della rivista americana New Yorker, nel periodo della rivoluzione in Iran (1979) intervisto’ un maestro di scuola elementare, un devoto mussulmano, che era stato uno dei capi della rivolta contro lo Scia’ a Isfahan. 
Il giornalista, dopo aver prima ascoltato la descrizione della repressione politica e la crescente disorganizzazione sociale, introdusse alcune domande sull’economia. Il giornalista chiese al maestro, che si era laureato all’Universita’ di Teheran quindici anni prima, se era vero che l’Iran, nei quindici anni precedenti, avesse davvero intrapreso un cammino verso lo sviluppo economico.
No, disse il maestro. “Devo dire con grande rammarico che la nostra crescita economica e’ basata sui soldi provenienti dal petrolio. Se consideriamo dove siamo arrivati e dove sono arrivati stati avanzati come il Giappone, capiamo benissimo quello che non abbiamo realizzato. E quando penso all’economia del Giappone e all’economia dell’Iran mi viene in mente un verso:
“Io e Leila eravamo compagni di viaggio nella strada della vita; ella raggiunse la sua casa, e io sono ancora un vagabondo.”
Ma il giornalista incalzo’ il maestro e sottolineo’ che anche se altri paesi avessero saputo progredire economicamente piu’ dell’Iran, tuttavia il suo paese aveva raggiunto buoni risultati.
“Cio’ che vediamo qui e’ l’inflazione” rispose il maestro. “I prezzi del cibo sono aumentati. Cio’ che vediamo qui e’ la svendita delle nostre riserve di petrolio…**
Cio’ che vediamo qui e’ un sistema agricolo che non vale nulla… La nostra industria e’ solo una catena di montaggio per prodotti che vengono realizzati in altri paesi…”
A questo punto uno degli ascoltatori di quell’intervista offri’ al giornalista una mela. “Egli inizio’ a pelarla per me” scrisse il giornalista, “ma al primo contatto del coltello con la mela, la lama del coltello si separo’ dal manico.
E il maestro disse disgustato: “Il governo Iraniano possiede circa un quarto della Krupp in Germania, ma in Iran non possiamo nemmeno produrre un coltello in grado di tagliare una mela.”
La scelta del coltello per offrire una caricatura della differenza fra i produttori di beni in Iran che l’Iran intendeva comprare e quelli che era in grado di produrre era ben spiegata.
Per essere in grado di creare sviluppo, una buona industria manifatturiera e’ vitale, e produrre buoni coltelli e lame e’ un elemento fondamentale per produrre beni industriali oltre che di consumo.
Un’economia che non sa produrre per se stessa un ampio e vario insieme di prodotti per il suo uso interno, non e’ in grado di fare passi avanti in direzione dello sviluppo, indipendentemente da quello che compra da fuori. Sarebbe come pensare che un petroliere miliardario che comprasse splendide sculture e splendidi dipinti, diventasse automaticamente un artista.
Lo Scia’ di Persia stava esattamente facendo questo, comprando sviluppo da posti al di fuori dell’Iran. Anche se le fabbriche dello Scia’ inizialmente erano state guadagnate dall’Iran, diversamente dalle fabbriche finanziate da sussidi e prestiti come quelle della TVA , non erano state guadagnate da lavoro cittadino, e tali guadagni non avevano fatto nulla per consentire all’Iran di costruire un’economia versatile e produttiva in grado di generare aree metropolitane.
Pertanto, tali acquisti avevano semplicemente rinforzato l’economia grottesca e sbilanciata dell’Iran. Un’economia basata sulla produzione di materie prime, un’economia basata sul petrolio.
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** La frase..svendere una materia prima la conosciamo anche noi di qui..quando commettiamo errori di valutazione su quanto il mercato possa dare.L’Iran come era anche l’Iraq in precedenza,non avevano nessuna bandiera nel vendere il petrolio al di sotto delle tariffe stabilite dall’OPEC se avevano necessità di importare altre merci.
